Ovidio, “Tristia”, I 4 – (trad. Angelo Rendo)

Tingitur oceano custos Erymanthidos ursae,
aequoreasque suo sidere turbat aquas.
nos tamen Ionium non nostra findimus aequor
sponte, sed audaces cogimur esse metu.
me miserum! quantis increscunt aequora uentis,
erutaque ex imis feruet harena fretis!
monte nec inferior prorae puppique recuruae
insilit et pictos uerberat unda deos.
pinea texta sonant pulsu, stridore rudentes,
ingemit et nostris ipsa carina malis.
nauita confessus gelidum pallore timorem,
iam sequitur uictus, non regit arte ratem.
utque parum ualidus non proficientia rector
ceruicis rigidae frena remittit equo,
sic non quo uoluit, sed quo rapit impetus undae,
aurigam uideo uela dedisse rati.
quod nisi mutatas emiserit Aeolus auras,
in loca iam nobis non adeunda ferar.
nam procul Illyriis laeua de parte relictis
interdicta mihi cernitur Italia.
desinat in uetitas quaeso contendere terras,
et mecum magno pareat aura deo.
dum loquor et timeo pariter cupioque repelli,
increpuit quantis uiribus unda latus!
parcite caerulei uos parcite numina ponti,
infestumque mihi sit satis esse Iouem.
uos animam saeuae fessam subducite morti,
si modo, qui periit, non periisse potest.

*******

S’immerge nell’Oceano il custode dell’Orsa
e agita il mare con il suo astro.

Io, infelice, solco lo Ionio
e sono audace per la paura.

Le onde crescono, una sopra l’altra,
la sabbia vorticosa ribolle.
Altissime invadono la prua e la poppa
e battono gli dei dipinti.
Lo scheletro risuona per l’onda,
le funi sibilano,
geme anche la nave per i miei mali.

Il nocchiero, pallido e tremante,
ormai vinto cede
– come un cavaliere senza nerbo
al cavallo dal collo rigido
le inutili briglie allenta,
così vedo il nocchiero far vela
non dove vuole, ma dove l’onda trascina.

Se il vento non cambierà direzione,
sarò spinto verso terre non più accessibili:
a sinistra, lasciata lontano l’Illiria,
si scorge l’Italia a me interdetta.

Che il vento smetta, prego, di condurmi
nella terra proibita, che obbedisca
con me al dio grande.

Mentre prego e desidero e temo d’essere respinto,
un’onda s’abbatte contro la murata!

Risparmiatemi almeno voi,
numi del ceruleo mare,
e Giove ostile basti.

Sottraetemi a una morte terribile,
se solo può non morire chi è già morto.

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