La prosa metropolitana – Angelo Rendo

Per il mortale ciò che sembra morto vale come ricordo dell’immortale.

Non è che quello
un avvocato,
e non altro che quello
un filosofo è quanto

voi vecchi e io giovane,
per me poco sale,
per voi quanto ne volete.

Poeta, per quello che conti:
tutte le porte
aperte e chiuse.

In quale parte ora si siano nascosti non so dire a condizione che intervenga.

Troppo vicino, un elefante è una formica. Sii rispettoso e attento, se non vuoi che la formica diventi elefante.

Qui c’è tutto, tranne la meraviglia delle cose dimenticate.

È da cento anni che non miri affatto, dall’unità d’Italia vivi negli anfratti col tuo veleno e guardi in basso, immemore delle altezze che ogni fallimento appresta.

Parte impettita, con gli addominali di fuori e le articolazioni stranamente visibili la prosa machista metropolitana, fitta di arzigogolo. A poco a poco, alle spalle sente risuonare un tremendo boato; e si rilassa, la prostata s’affloscia, l’utero si distende, c’è puzza nell’aria. Diviene tenera e vera, si scioglie.

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