Poetica (2) – Angelo Rendo

La mente di Dio è senza parola, per lenti e vacui balbettii registra ad ognuno il proprio numero nel libro insperato. E da questo gli atti, le manomissioni, e le ghiere tra gli uni e le altre. Come un pugile che tiene fermo l’obiettivo, dissanguandolo, così guardo e prego.

Quel grumo, che è detto essere, non è detto. Di questo falso convincimento, che non è più falso, parlavamo a Pisa. In linea di massima ogni generazione ha la propria mente in Dio e non c’è dubbio che forzi nel girone i passi inutili della poesia.

Che poi non è che l’opera di un maldestro fabbro, il quale nell’agosto di fuoco salda la luce del sole alla più trita limatura del pensiero.

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