Appunti dal buon senso senza senso (71) – Angelo Rendo

Lo accompagnava un becchino non di professione. Era un povero di spirito? Chi può affermare una tale cosa? Che poi cosa è questa cosa che fa brutta la pagina? Mancanza di giudizio? O pregiudizio su un tale la cui professione non è tale? Era un amico? Uno di passaggio che si era addormentato mentre quello continuava a dormire? A perdere cosa?? Spirito? Spirito e soldi? Era un beone, un giocatore di slot-machine? Un gratta e vinci? Un dissipatore di spirito? Un accumulatore di pregiudizi? Corresponsabile dello sfascio di un luogo, o di un tempo che non esiste? Uno a cui fare credito? Talmente impassulunuto da non comprendere che il sarcasmo di un avventore casuale sul posto che li accomunava fosse a lui diretto? Boh, bah, insomma. Se fossimo capaci di stendere un lenzuolo da macchina a macchina coi conducenti sepolti dentro, capiremmo che un buon osservatore si è sempre fatto i cazzi suoi. O del primo, del secondo, del terzo senza che il quarto, lui stesso, si accorgesse di quanto l’accecamento abbia sempre dato conferma alla verità.

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