Appunti dal buon senso senza senso (62) – Angelo Rendo

C’è freddo umido. E un verme dinoccolato fa passi da gigante verso una direzione sconosciuta. Pare gli manchi la concentrazione, di continuo singulta, distende il pensiero e in men che non si dica lo contrae, appare un uomo.
Dall’alto del suo bel vestire, cala la mano, preme lievemente col polpastrello il verme e una sostanza collosa si versa lenta nel globo d’aria che grava su uno spazio aperto di quattro metri quadri.
È tutto così sgangherato, le fibra raccolte a mantello svolazzano per non sapersi dire quello che sono. Si impara, ci si gonfia, si giudica il ricco, il delinquente, il ciarlatano, il truffatore, l’evasore. Si sogna. Punto importa alla scrittura del bel viso mostrato dalla pedanteria prolissa e sgamata.
Come un pennuto che si liscia col becco le penne, spostato l’asse che governa la colonna vertebrale all’indietro, così fa mostra di sé nell’aria collosa il Fogliamara.

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