Appunti dal buon senso senza senso (55) – Angelo Rendo

Vedevo che si muovevano strisciando pancia in giù sul selciato come fanno gli schiavi a cui è richiesto di insalivare la pelle del coccodrillo e pagare così l’ostensione della rozzezza più evoluta in scaglia lamata. Ad una altezza di quindici metri circa, certo, stava il fuso invisibile, i fili cadenti di piombo premevano le loro teste, riempivano ciò che era venuto meno: il senno.

Ora, il masochismo è emanazione di questo tempo irrelato e irresoluto, un fascione di nervi compressi e gettati nella trama infinita del romanzo. Ma è evidente che il rospo va tirato fuori e sollevato dall’incarico di sorvegliante del nodo non frammentario e impoetico dell’illusione.

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