Il destino del Mediterraneo – Angelo Rendo

Ieri  mattina, sabato, ho ricevuto una telefonata sul cellulare da un giornalista di un quotidiano filogovernativo, un comune amico ragusano gli aveva dato il mio numero, è sempre fastidioso una sconosciuto ti chiami. Ancor più che l’amico diventi lampaestampa uno sconosciuto. Sono stato cortese, ma non so quanta verità abbia detto, io a lui, lui a me. Abbiamo annullato l’intervista. Piacere!

Non c’erano dubbi. E non ce ne sono stati. Che percezione ha da siciliano di queste invasioni di popoli venuti dal mare? Per andare al sodo. Ho risposto che il Mediterraneo è un mare che porta sogni poco lucidi, infoltisce di rovi i sentieri della polis, che è insicuro della propria rilevanza, ed è tirato per le giacchette, in balia delle correnti del capitale, di cui è organo escretorio, e penetrabilissimo nel contempo. Questa la prima domanda; non ve ne è stata una seconda, avendo perso il fiato entrambi e sopravvenendo una macchina da rifornire.

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