Appunti dal buon senso senza senso (43) – Angelo Rendo

cani

Il più delle volte i Taschen non mi dicono nulla – dunque è rarissimo li prenda in mano – o se qualcosa mi dicono è non siamo fatti per te. Ma per non sapere che fare, in un momento pomeridiano di pausa, ne ho tirato giù dalla libreria uno, l’unico. Due polaroid, solo due, su almeno quattrocento risultano utili.

Due uomini in posa con vestito d’occasione e due papaveri alla loro sinistra in basso (padre e figlioletto neonato) nel 1980 – leggo in calce alla foto tratta proprio da un Taschen dedicato alla Polaroid. Non sono attratto dai nomi, che dopo saprò, ma dall’estrema naturalezza dei fotografati. Quello a sinistra ha il volto gonfio di chi si è ingozzato di mortadella la sera precedente, l’unto pare lucidarlo, i capelli lunghi e ricci ai lati e la pelata al centro, una cravatta amaranto su camicia bianca e le mani incrociate, l’altro, quello a destra, ha stessa posa e stessa altezza di Allen Ginsberg, ma è Peter Orlovsky, capelli folti e lunghi a coda legata, camicia azzurrina e cravatta tartarugata, mani più attive e venose, sguardo più furbo e meno istupidito, una penna nel taschino della giacca. Il papavero grande fa luce sul piccoletto sotto.

Nella pagina a fianco ai due poeti due cani, ritti e muscolosi, con un unicorno in das sulla testa, unicorno o loro stesso escremento in das.

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