La lucina, di Antonio Moresco (contiene SPOILER!)

[AVVISO: questa lettura rivela trama e finale del racconto, evitarla se si vuole conservare la suspance! GiusCo]

Deve essere un caso -o forse no- se questo ultimo lavoro di Antonio Moresco viene reso disponibile al pubblico una settimana dopo l’annuncio di Papa Ratzinger / Benedetto XVI circa le sue dimissioni. Pare infatti di vederlo, il vegliardo teologo stanco di banchieri, pedofili, corvi e secolarizzazione, ritirarsi in cima al Monte a preparare il congedo terreno a contatto solo della sua Fede. Ed in effetti questo lungo racconto di Moresco inizia con un uomo -presumibilmente piegato da sofferenza e solitudine- che si ritira a vita privata in una casa diroccata, in mezzo alla vegetazione ed in solitudine. Il recupero degli atti primordiali di una vita slegata dal vacuo rumore urbano -il modico mangiare, il dormire, il lavare i panni- si fonde in breve tempo con un apprezzamento crescente del mondo altro, quello vegetale, dei suoi suoni (i movimenti degli animali nel silenzio della notte) e dei suoi colori (il fogliame, i fiori). Un uomo separato da tutto cio’ che e’ relazione, salvo venirne riattirato quando nota una lucina accendersi su, in cima al monte, nella notte. Una lucina verso cui e’ irrresistibilmente attratto. Qui il racconto si fa commosso, il presagio dell’ultimo viaggio si fonde con il fantastico della narrazione: su in cima vive, infatti, un bambino morto che si comporta da vivo, va a scuola di notte assieme ad altri bambini morti nella stessa scuola del paese dove di giorno vanno i bambini vivi, fa i compiti, si prepara da mangiare, fa il bucato. L’uomo entra in quello che possiamo definire meccanismo del trapasso (o forse di tutto un sogno preparatorio, premonitore, lucina e bambino inclusi) quando chiede al bambino come e’ morto e quello risponde: “Mi sono ucciso, mi facevano del male”, quando cioe’ guarda dentro la propria vita e quel che e’ stata, ritrovando la sua innocenza creaturale. Da qui in avanti e’ una preparazione al colpo di scena dell’ultimo capitolo, che avviene dopo un giorno e una notte di bufera nevosa che ha colorato tutto di bianco, come a rappresentare la Luce o l’indistinto. E’ un trapasso laico, pero’, irrisolto: l’uomo, dopo una notte insonne e di bufera, si preoccupa del bambino morto che vive tutto solo nella casa in cima al monte e va a prenderlo per portarlo con se’, dove non si sa. Nelle ultimissime pagine del libro la voce narrante diventa quella del bambino che sente battere l’uomo alla porta della casa, cosicche’ non si capisce chi sia l’uno e chi sia l’altro o forse si capisce che la vita -come quella degli animali e della fitta vegetazione- e’ solo un ciclo di nascite e morti, di vecchi animali/fiori/uomini che rinascono animali/fiori/bambini e vengono a loro volta salvati da vecchi che rinascono bambini. Un panteismo laico, la risoluzione della vita dentro la vita stessa e non in una metafisica uscita verso un Che. Lo stesso dubbio che puo’ aver colto il vecchio Papa Ratzinger, ora solo nei suoni e nella vegetazione, con la sua lucina in cima al Monte.

© Giuseppe Cornacchia, 15.3.2013

Un pensiero riguardo “La lucina, di Antonio Moresco (contiene SPOILER!)

  1. Hai spoilerizzato “La lucina”! Metti una intro nella quali avvisi il lettore. Che il Papa ti benedica!🙂 Ciao!

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