Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VI) E Sancio disse

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

E SANCIO DISSE

E Sancio disse: “Padrone, com’è che non prendiamo
una vacanza? Dulcinea s’è data al tennis
e noi crepiamo sotto il sole.”
“Caro Amico, nell’ordine del cosmo
solo un uomo può far tennis a quest’ora, e non io,
poiché c’è giusta causa & giusta guerra.
Che l’oasi razionale del diritto
preservi le medaglie ai sonatori
ma non voglio dividere la torta.”
È che nessuno sa starsene più in casa,
così la Marzia d’oggi in Cinqueterre
a far da ballerina nella sera.
Non si cerchi tributo in questo scritto,
ho perso la pazienza tante volte
e non mi va di profferire alcuno,
è già finito il calcio alla tv
e Bertolucci crepò ieri, ciao Attilio.
Un giorno si dirà che tal Cornacchia
vagava nell’inquieto, ma nevvero,
fu noia scandalosa a bocce ferme
reinventare il Canone eliminando l’Uomo.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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