Appunti dal buon senso senza senso (27) – Angelo Rendo

Ero al centro, indugiavo, a tratti tagli venivano, e la linea, che separava le due sponde, iniziava a farsi sempre più sinuosa, avanti al senso, e la nicchia, posta in alto sulla facciata del palazzo del governo, si chiudeva, liscia; e liscia tutta la facciata, murate le finestre.

La carta frena, lo schermo illumina; senza l’una non puoi pulirti il culo, senza l’altro non puoi difenderti; con la prima palpi non sai cosa, col secondo scompari.

Dopo una contrazione del senso di rappresentanza e l’afflizione che ne consegue, non ci si aspetti che la causalità o le strette connessioni del compromesso prevalgano sul fiatone lungo dell’immaginazione.

La lettera è lettera, per quanto minuscola possa essere; prova a diminuire la dimensione del carattere e la lettera si raccoglie e sputa fiele. La lettera vedrà l’accanimento dal foro più piccolo che l’uomo pratica e mai che l’estensione del discorso si faccia lettera, ché lettera è trappola di fronte al muro. Come è intensa la persuasione che si sia là dove si è, quando le parti incomunicate fanno e sfanno il bel vedere. L’opzione è lettera e lettera più lettera non fa un contratto. Che disse? La scelta è solo un caso, fra mille e mille e uno capitasti tu, e la lettera è lettera per i buoi.

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