Empedocle: “Sulla Natura” (Fr. 2) – trad. Angelo Rendo

2.

στεινωποὶ μὲν γὰρ παλάμαι κατὰ γυῖα κέχυνται·
πολλὰ δὲ δείλ’ ἔμπαια, τά τ’ ἀμβλύνουσι μερίμνας.
παῦρον δὲ ζωῆς ἰδίου μέρος ἀθρήσαντες
ὠκύμοροι καπνοῖο δίκην ἀρθέντες ἀπέπταν
αὐτὸ μόνον πεισθέντες, ὅτωι προσέκυρσεν ἕκαστος
πάντοσ’ ἐλαυνόμενοι, τὸ δ’ ὅλον [πᾶς] εὔχεται εὑρεῖν·
οὕτως οὔτ’ ἐπιδερκτὰ τάδ’ ἀνδράσιν οὐδ’ ἐπακουστά
οὔτε νόωι περιληπτά. σὺ δ’ οὖν, ἐπεὶ ὧδ’ ἐλιάσθης,
πεύσεαι οὐ πλέον ἠὲ βροτείη μῆτις ὄρωρεν.

*

2.

Stentate all’estremo le astuzie si versano

molte sventure li battono – ché debole mente
concentrata su piccola parte di vita –

morti in alto come fumo volano presto

persuasi di ciò che ciascuno incontrò
sospinto ovunque si vanta

del tutto scoperto.

Gli uomini nullavedere nullasentire:
nullo comprendere. Tu,

che qui sei, saprai non più
di quanto l’ umana misura possa?

 

 

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