Sylvia Plath tradotta da Giuseppe Cornacchia (II) – Ariel

ARIEL (l’originale in lingua, la traduzione di Giovanni Giudici)

Stasi nel buio.
Poi l’immateriale blu
Cola su cime e distanze.

Leonessa di Dio,
Come quello ci sentiamo,
Fulcro di talloni e ginocchia! – Ma il solco

Si apre e separa, fratello
A quel brunastro arco
Del suo collo fuori tocco,

Mentre occhioni negri,
Le more, distendono
Lacciuoli scuri,

Boccate di sangue dolce e nero,
Eppero’ inconsistenti.
Ancora quello

Mi sbatte su nell’aria,
Cosce, capelli;
Freni dai calcagni.

Bianca
Godiva, sono qui pura –
Morte le mani, morti i patemi.

E adesso
Schiumo al grano, luccico ai mari.
Il pianto del neonato

Si perde nel suo suono.
Ed io
Sono la freccia,

La rugiada che trasmuta
Suicida, piena nella vampa
Del rossastro

Astro braciere del mattino.



© Giuseppe Cornacchia, Febbraio 2013

Annunci

One thought on “Sylvia Plath tradotta da Giuseppe Cornacchia (II) – Ariel

  1. Volevo tradurre “Daddy” per chiudere un trittico Plathiano ma non mi viene e Giovanni Giudici ha gia’ fatto un eccellente lavoro su questo testo. Pace dunque, due mesi di attenzione e due traduzioni (Lady Lazarus e Ariel) sono quanto riesco a mettere sul piatto. Vediamo se ed eventualmente con chi mi continua questo 2013.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...