Sentenza sul terremoto de L’Aquila ovvero la morte della scienza come servizio

[L’Aquila, Grandi rischi: 6 anni agli imputati. http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/22/news/aquila_sentenza-45092603/?ref=HRER2-1. Il verdetto, compresa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, colpisce i sette membri della Commissione all’epoca in carica, che avrebbe fornito false informazioni circa l’improbabilità della forte scossa che la notte del 6 aprile 2009 causò la morte di 309 persone.]

[Lo scienziato che parla si assume i suoi rischi. Giusto cosi’. GiusCo]

PROVE TECNOLOGICHE

Risulte computazionali non attese.
Avessi inserito un try/check
il tipo avrebbe convenuto
che l’errore non è mio
nonostante lo spreco di risorse.
Resta un programma avviato, senza dubbio
in qualche parte
fugace, come un cavallo di Troia
bisognoso di rodaggio
ma buono in prospettiva.

*

L’agente s’ammassava senza dolo.
Si fecero prove
con muri e contatori
per vedere quanto ne arrivava.
Roba grossa. Si smise
quando un giovane crepò, troppo preso
dallo scambio materiale.

*

Animo,
non sempre l’emergenza è inattesa,
le quote vengono monitorate apposta.
Oddio, bisogna saper leggere,
è per questo che vi fanno studiare.
Poi succede che dal vivo è un’altra cosa.
Ci si adatta lasciando la ricerca
ai signorini.

Poesia pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

———

AGGIORNAMENTO 19 GENNAIO 2013

[Uscite le motivazioni di sentenza: http://www.repubblica.it/cronaca/2013/01/18/news/sentenza_grandi_rischi-50794624/?ref=HREC1-7 che confermano pari pari quanto avevo scritto su NAZIONE INDIANA ad inizio novembre 2012. GiusCo]

“L’ambaradan del processo mediatico e della sentenza giuridica e’ stato la logica conclusione dell’aver prestato la voce al meccanismo. Quando io sono chiamato ad esprimere un parere nell’esercizio della mia professione, mi affido sempre e solo alla carta scritta, debitamente ponderata, firmata e poi timbrata. Niente contatti col politico/politicante di turno, niente contatti con terze parti (qui: il circuito mediatico).

Come funzionasse il sistema Bertolaso, e’ piuttosto chiaro dalle varie ricostruzioni emerse nei mesi scorsi. Allora la domanda diviene: che vantaggio aveva l’illustre tecnico a commistionarsi con politica e media? Consulenze futuribili e ben pagate? Vanita’? Ribadire la propria posizione di scienziato alpha nel circuito baronale italiano? Accreditarsi per la cooptazione politica a venire? O forse questi tecnici sono stati manipolati e infine scaricati, come anche si vuole sostenere?

Mi aspetto di leggere nel dispositivo di sentenza che la condanna verso gli scienziati non e’ dovuta alla “mancata predizione” del terremoto dell’Aquila, ma al loro esser venuti meno al dovere professionale di indipendenza e non commistione. La popolazione sa cosa aspettarsi dai politici (rassicurazione & paura in ciclo) e dai media (scandalismo & chiacchiera); avrebbe potuto aspettarsi una parola forte ed equilibrata dagli scienziati, che invece non e’ arrivata.

La questione, per chi fa la professione tecnica, diventa ancor piu’ come tutelarsi dal rischio di essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente del proprio operato. La mia risposta e’ semplice: non commistione preventiva ne’ con la politica ne’ con i media + parere formulato per iscritto e reso pubblico, senza interviste.”

(http://www.nazioneindiana.com/2012/10/25/il-grande-rischio-scienza/)

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