Horatius Rendo (Satyrarum libri, I, 8)

[Il testo latino qui]

6 pensieri riguardo “Horatius Rendo (Satyrarum libri, I, 8)

  1. Grazie A.Rendo, per questo rendere (e in maiuscolo, cioè così bene, bene per me nel senso che mi è piaciuto molto) Horatius. Bello il propalato di un tronco di fico,
    mi piace il refuso? o voluto? neologismo “sbavento”.
    Ottima la resa finale🙂 ovvero quel “gioco” su “Cose da morire” (dal ridere anche).

    Saluto

  2. Grazie a lei, Margherita, per l’ascolto.

    Ho punteggiato la satira di alcuni dialettismi.
    Ad esser “propalata” è la “sdagna”, il fallo, non il “legno di fico”. “Sbavento”: ho preferito l’occlusiva bilabiale sonora alla sorda.

    Un cordilae saluto,

    Angelo.

    P.s. Partecipi, se ha piacere, alla NabaList, inviando la sua playlist (nuovo post) a nabanassar@gmail.com

  3. Sì, mi sono espressa male, nel senso che nella mia testa🙂 intendevo propagare il propalato investendo un suo pezzo ( il “tronco di fico”) come fosse tutto il componimento. In effetti non avevo compreso nemmeno il termine “sdagna”, ma ho preferito strategicamente glissare sulla mia ignoranza.
    Allora mi piace ancora di più questa “punteggiatura” voluta (di dialettismi), che sporca un po’ il tessuto, rendendolo ancora più vivo e satirico.
    e ok, senz’altro, ma già l’avevo detto, per “sbavento” che porta con sé anche l’effetto di bava improvvisa trasalente (degno stil sdagna).
    Beh, al “cordilae” rispondo con vale
    e grazie per l’invito alla Nabalist che terrò in considerazione.

  4. ah volevo aggiungere che rispetto alla versione de “Le satire” (Garzanti trad. A.Ronconi) che è l’unica che ho letto e che possiedo, questa sua e allo stesso tempo, qui e là più vicina al latino in certe costruzioni sintattiche e senz’altro più snella e più viva, meno “classico da traduzione”, di quella citata.
    Bon.

  5. Margherita, Lei e’ una lettrice preziosissima con una generosita’ di altri tempi. Io al liceo traducevo latino senza vocabolario e beccavo sempre 9, ma adesso non capisco una parola: un vero analfabeta di ritorno! Saluti a lei e al prode Rendo, fa sempre piacere vederlo in azione sui testi. Giuseppe.

  6. Troppo buono.., (“d’altri tempi”, devo farmene una ragione :)).
    Anch’io sono una vera analfabeta di ritorno (e non solo rispetto al latino del quale mi è rimasta solo un po’ di costruzione della lingua e qualche poesia a memoria degli autori che mi sono più piaciuti, epperciò a forza di ripeterne i versi…come un pappagallo li ho imparati- Orazio è fra questi)
    un caro saluto.

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