Due poesie di Carol Ann Duffy tradotte da Giuseppe Cornacchia

[Carol Ann Duffy insegna a Manchester ed e’ Poet Laureate del Regno Unito dal 2009. Una sua intervista recente si trova su Stylist.co.uk. Le due poesie sono tratte da “The Bees”, Picador, 2011]

*

LE API DI VIRGILIO (clicca per l’originale)

Benedetta la delizia dell’aria,
miele d’api, intrisa di trifoglio,
calendule, eucalipti, timo,
le centinaia di aromi del vento.
Benedetto l’apicoltore

che sceglie per i favi
un punto sorgivo tra violette, non boschi
non echi. Canti la luce, s’insinui, verde
o dorata colori di regine
e gioia sia, assoluta ma viva,
in armonia con epilobi e rive,
con i caldi e le brezze dell’estate,
il corpo di ogni ape
sul suo brillante fiore, incantato,
zompettando le fragranze, affascinato.

Per questo,
arrivino i giardini alla distanza
delle rose, zafferani, buddleje;
liddove le api pregano, cantano, lodano
in alberi di pero e prugno; api
truppe dei frutteti, protette dai giardini.

*
*

FREDDO (clicca per l’originale)

Era cosi’ fredda, la palla,
che si scioglieva tra le mani
e quando la misi su altra neve, crebbe
fino a che mi ci sedetti sopra
e ripensai alla casa
dove fredda era la stanza
in cui m’ero svegliata prima,
le finestre chiuse dal ghiaccio,
il mio respiro nudo nell’aria.
Fredde pure le dita impenetrate
nel manto della neve che si posa
per le braccia facendomi pupazzo,
le mie dita intirizzite negli stivali;
e la voce di mia madre
che mi chiama ad entrare e ripararmi.
E fredde le sue mani, che
pelavano e bagnavano patate,
nel farsi incavo del viso della figlia,
un bacio per ciascuna fredda guancia,
un bacio per il freddo naso.
Ma niente cosi’ freddo come la notte
di Febbraio che aprii la porta
della Cappella del Riposo
dove mia madre giaceva ne’ giovane
ne’ vecchia, dove le mia labbra
ritornandole il bacio sulla fronte
conobbero quel che freddo vuole dire.


Traduzioni di Giuseppe Cornacchia, Giugno 2012, diritti riservati; inserite in TRADUZIONI per iOS e disponibili gratuitamente, come aggiornamento, a chi ha gia’ acquistato

Pubblicate su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

6 pensieri riguardo “Due poesie di Carol Ann Duffy tradotte da Giuseppe Cornacchia

  1. Perle ai Porci. Davvero. FREDDO vale dieci anni di scritture sui Blog. Mi inchino ad un Fottutissimo Genio. Ciao da Londra anche se ora sono in Puglia. Quando torni in Inghilterra?

  2. Semplicemente strepitose, Beppe.

    Fa rabbia pensare che in altri tempi le maggiori case editrici ti avrebbero rincorso per metterti sotto contratto come traduttore dall’inglese.

    Complimenti grandi.

    fm

  3. Ti ringrazio, Francesco. Teniamoci care queste ciliegie estemporanee, finche’ maturano. Saluti e buon lavoro anche a te. Giuseppe

  4. Ma niente fu cosi’ freddo come la notte di Febbraio in cui aprii la porta
    della Cappella del Riposo dove mia madre giaceva, ne’ giovane, ne’ vecchia,
    dove le mia labbra, restituendole il bacio sulla fronte, seppero cosa vuol dire freddo.

  5. Ha ragione, la sua chiusa scorre meglio della mia e viene anche piu’ regolare se messa in versi. Pero’, mi permetto: il dodecasillabo iniziale “Ma niente cosi’ freddo come la notte” che si riattacca al dodecasillabo finale “conobbero quel che freddo vuole dire.”, unito agli strappi grammaticali dei due “che” nella strofa, vuole iconicamente segnare il terribile e terremotante momento come non scorrevole affatto, non regolare, fuori dal canone come solo puo’ essere la percezione realizzata della perdita della propria madre. Saluti.

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