Appunti dal buon senso senza senso (6) – Angelo Rendo

Non mi lamento. Lento
se ne va dove lieve deve
al sole

l’arguzia dà fuoco a chi interviene
tra le foglie si muove l’asina
del pino lei che respinge
l’antichità. Ora
viene la nube fervida
della persuasione distinta e trascinata
dove? Segue l’agnello i denti
e mostra si trasforma.

Ho scritto queste due poesie – o una che sia – per l’occasione di oggi, come di ieri e sempre, fra rumori di stoviglie e motori rombanti. Credo che il tono seduto non abbia alcuna chance d’evoluzione.
Tutto questo parlare sotto voce, nascostamente celibi, mi riporta ai tempi della prima comunione; bisognava sapere quale fosse la giusta parola da pronunziare e individuare il reo sepolcro dell’apprendista.

E mancando la parola a voce alta ci si istupidisce con quella a voce scritta, persa nel rigogolo dell’incoscienza, della “mancanza” poetica quale effettiva e trascorsa stagione.
La logica realmente è miserabile, conduce il forestiero ad amare il proprio paese.

La teologia, invece, o senza invece, è una pratica di armadi chiusi e fetenti, feroce e inutile; taglia teste, innalza capi; la fede seppellisce une e altri, bonificando, e restando seppellita.

Dovrei dire che il giustificazionismo è il ballatoio per scimmie ammaestrate? Giù il ballatoio e l’intero circo.

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