Appunti dal buon senso senza senso (2) – Angelo Rendo

Il rito riga il disco cerebrale, ne nasce un’altra compiuta parte, il concavo-convesso, davvero esistente e solenne. Ogni punta un’orbita cava e la luce fiotta nell’interno, assorbe il motivo e nasconde l’interesse principale, la meta.

“[…] Come [se il libro] si fosse costruito sciaguattando tra il prima e il poi […]”, ho letto su un supplemento letterario diciannove giorni fa. Ma sciaguattare è di una volgarità contagiosa e caciarona, da lavandaia starnazzante. Non centra nulla, tuttalpiù potrebbe sublimare la smemoratezza di qualcuno, a me fa perdere il controllo, strapazzo il giornale e torno dentro.

La settimana successiva in una rubrica letteraria domenicale leggo lo spacchiuso linimenti: delicatezza da bascio e nerboruta, la svettante corsa di “i” fintoraffinate, fintoantiche, fintogalanti.

Goffo anche il moralismo smerigliato: è sempre una meraviglia il purismo, tuttavia sarebbe consigliabile soffiare a Murano, non nella vetreria sotto casa.

Perché i divulgatori non ci piacciono?

E’ questione di pedale, di tono, rappresentano la falsa coscienza della coscienza, al volgo il calice dell’eterna ignoranza, il surfare esibizionistico a loro.

Sono ritornato alla poesia dopo anni, non so quanti, né tanti né pochi, forse tre o sei, dopo Pagliarani, mi pare, ma forse non ricordo bene e non vale verificare, come poi?

Ho scelto Giampiero Neri, l’ho sposato, dopo averlo bevuto tutto d’un fiato. La notte sogni movimentati – ricordo di mattina appena sveglio – ingolfati. Che la poesia dica poco in poco non è vero, quando è troppo è troppo. Nel genere, nell’abuso dello stato in luogo, della prolessi la determinazione che l’accumulo innerva e non spenge. Tre poesie memorabili su duecento pagine, fossero state zero, avrei creduto nella poesia. E’ stato l’altro ieri.

Entri, ti aggiri per dove sai, la durezza del ferro e il fiero scopo sul classico non scapestrato; il contemporaneo lasci a riposare, o di esso acquisti l’opaco che brilla per integrità; dopo, paziente e testa di fuori. L’uno deve annullare l’altro.

[Prima puntata: https://nabanassar.wordpress.com/2011/09/27/appunti-dal-buon-senso-senza-senso-1-angelo-rendo/]

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