Parole o cose?

La mia grande perplessita’ sulle “cose”, cioe’ la politica sui siti letterari (ultimo, Le Parole e Le Cose), nasce da una considerazione di rappresentanza (a nome di chi parla colui che parla) e di rappresentativita’ (a nome di quale rilevante attributo parla colui che parla).

Ogni contributore, da chi posta ai commentatori, non mette in chiaro il proprio rifarsi all’una o all’altra. Dubito che l’agora’, soprattutto in rete, abbia l’effettiva forza per incidere su qualcosa, a meno di farsi massa critica. Ogni discorso sulle “cose” rimane dunque monco perche’ non e’ seguito da alcuna azione, a differenza di quanto accade con le “parole” letterarie, che hanno storicamente tanto uno statuto di rappresentanza (come nel caso dei “competenti” che fanno il mestiere, alla stregua di un sindacato) quanto di rappresentativita’ (nel caso di chi ha “talento” in proprio e si fa opinion maker su base carismatica).

Il luogo fisico nel quale portare questi contributi sulle “cose”, a livello di cittadini comuni, dovrebbe dunque essere la sezione di un partito (in una logica di rappresentanza) o, in forma meno vincolata, una sala associativa preventivamente dichiarata (in una logica di rappresentativita’). In assenza, si tratta di atti sostanzialmente innocui, una specie di talk show all’incontrario al quale siedono sempre gli stessi invitati / commentatori ormai da anni.

***

Il punto forte, a proposito del giudizio di qualita’ letteraria spettante alla “competenza” accumulativa, orizzontale di chi e’ del mestiere e di chi si inquadra nella sua pratica sociale, piuttosto che al “talento” una tantum di chi crea in proprio e riconosce pari creatori in modo verticale, e’ drammaticamente evidente nel seguente scambio (su Nazione Indiana):

>Stan: Sì, Moresco enuncia se stesso come “accerchiato”; però dichiara fin da subito che sta parlando a nome suo e di nessun altro.

>>Rovelli: Anch’io sto parlando a nome mio, e le letture possono essere opposte – tanto dei libri quanto delle lettere. Dopodiché che dire, alle sensazioni non c’è argomento che tenga.

La lettura di Rovelli vale piu’, parimenti o meno di quella di Moresco? Datevi una risposta e vi posizionerete automaticamente nel parlamentino della Repubblica delle Lettere 2011.

3 risposte a "Parole o cose?"

  1. Speculazione e tecnica non possono essere separate; la differenza fra le due discipline pare sostanziale perché l’una oggi manca dell’altra. La collera fa il resto, o sta nel mezzo.

  2. Delle tre maniere comparate in pubblico per formarsi un’idea dei valori, cioe’ classifiche di vendita, valutazione dei competenti, estetica individuale su base carismatica, la seconda e’ quella piu’ opaca. Basterebbe pero’ chiamarla “sindacato” e molte discussioni scemerebbero di tono, conciliando le istanze tanto delle parole quanto delle cose.

    Rimango dell’opinione che i fatti estetici siano puramente individuali e che il percorso formativo non possa che essere iniziatico, strato dopo strato. Che i critici abbiano generalmente scarso appeal e’ dovuto al solito dualismo fondativo della nostra civilta’ occidentale europea, quello fra chi parla e chi fa, cioe’ fra logos e rhema.

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