Giuseppe Cornacchia traduce Philip Gross – introduzione (1 di 2)

[Articolo scritto attingendo a fonti pubblicistiche da internet; tre mie traduzioni seguiranno su questo sito il 20 ottobre. Giuseppe Cornacchia]

Philip Gross e’ del 1952, figlio di un rifugiato estone che ha sposato la figlia di un direttore di scuola elementare e messo radici in Inghilterra. Cresciuto quacchero, vive in Galles come accademico nel creative writing e ha alle spalle 30 anni di pubblicazioni sia per adulti che per bambini. La fama gli e’ arrivata con The Water Table, che ha vinto il prestigioso T.S. Eliot Prize nel 2010, ma era gia’ stato premiato al National Poetry Prize del 1982 da Christopher Reid, Paul Muldoon e Frances Hoorvitz. Al T.S. Eliot Prize sono seguiti due altri importanti riconoscimenti.

La poesia e’ per lui conversazione prima che espressione e deve toccare tanto i grandi temi quanto la vita ordinaria, interessando le giovani generazioni. Di queste ultime racconta la sofferenza associandola alla sorte del padre che, scienziato, fu colpito prima da sordita’ e poi da afasia, perdendo la capacita’ di comunicare le cinque lingue che conosceva. La perdita del linguaggio e’ perdita’ dell’identita’, “non solo delle parole ma anche dei toni e dei gesti”, della musicalita’ che la poesia riesce in qualche modo a rendere nuovamente possibile.

Ancora sui giovani, Gross sostiene che la scuola non debba occuparsi di poesia, lasciando a loro la scoperta personale di quel che sara’ un piccolo inviolabile segreto. Un segreto da coltivare anzitutto scrivendo, invece che teorizzando o studiando, al fine di maturare un percorso autoformativo, anche come individui, e coniugare emozione e ragione. Delle scuole contesta l’aggregazione in gruppi di pari eta’, sostenendo invece che ogni individuo ha un grado di maturita’ proprio che procede ad un ritmo proprio. L’aggregazione per eta’ porta a noia.

The Water Table, il libro che lo ha portato alla ribalta, colpisce per i suoni prima che per le immagini e i contesti. In questo somiglia a The Waste Land, il poema di Eliot che gli fece scoprire la poesia lasciandolo attonito a rimuginare su parole che non conosceva, ma che gli apparivano chiare come insieme organico. Cosi’ il tema chiave di The Water Table e’ la natura sempre mutevole dell’acqua, che riflette tanto il mondo naturale quanto quello creato dall’uomo.

Il pretesto fisico sul quale si impernia il libro e’ l’estuario del fiume Severn, che appare tanto blu quanto marrone perche’ riflette cielo e terra. L’acqua e’ un elemento in se’ molto semplice, primordiale e soggetto alla forza di gravita’, ma capace di restituire riflessi di straordinario intreccio e complessita’. L’estuario appare come un corpo muscolare, penetrante, che congiunge regioni diverse come il Galles e l’Inghilterra.

Assieme alle immagini, nelle poesie di Gross domina il silenzio, a sua volta un riflesso di quello del padre colpito dalla malattia. Tuttavia, The Water Table non e’ un libro di pena o di perdita, quanto piuttosto di sostanza: l’acqua e’ una entita’ reale, non una metafora come in tanta letteratura. Un’ entita’ che riempie e inabita lo scrittore stesso, il quale esprime con agio i suoi paradossi, le sue stravaganze, le sue banalita’ nelle forme diverse che l’acqua puo’ assumere, come nel testo chiave Designs for the Water Garden (Bozze per un Giardino d’ Acqua).

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