mi dispiace non soffrire di astinenza dalla poesia

Nei mesi di luglio, una felice consuetudine del mio periodo inglese era spendere una ventina di sterline su Amazon per l’acquisto di volumi letterari o poetici con i quali ingannare il vuoto accademico agostano. Il riflesso condizionato mi ha spinto anche quest’anno a preparare l’ordine, ma non ho acquistato. Le remore sono svariate e, qui in Italia, piu’ pungenti che mai.

Fondamentalmente, sento di aver fallito come poeta ed intellettuale perche’ il mondo letterario del 2011 non e’ quello per cui ho lavorato nei miei 15 anni di pratica militante. Infatti, ingurgitati uno ad uno i Padri e distrutti uno ad uno i Fratelli, sono rimasto solo, a chiedermi del mercato e della conseguente medieta’ che tanto spazio hanno nei pensieri degli operatori e sugli scaffali delle librerie.

E’ difficilissimo, cioe’, trovare e vivere le Opere del mondo presente. A parte gli strabismi prospettici, arrivato a quasi 40 anni tocca tirare l’aratro in prima persona e in terra ignota, il che ruba tutte le energie. Nel contempo, un’umanita’ a me ignota, ontologicamente ignota in gusti e comportamenti, si affanna tutt’intorno.

I volumi che volevo acquistare sono i seguenti:

The ode less travelled: unlocking the Poet within;
The Writers’ and Artists’ Yearbook 2012;
Identity Parade: new British and Irish poets.

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