cablogramma postumanista n.9

Avendo vissuto tutto il periodo in questione su molti dei luoghi riportati e avendone visti nascere/morire tanti altri, devo dire che l’articolo su Allegoria n.61, pp.153-174 http://www.leugenio.com/Verifica%20dei%20poteri%202.0.pdf e’ tutto sommato obiettivo, ma molto limitato alla sola punta dell’iceberg e davvero a spanne nelle conclusioni sui meriti/demeriti conseguenti.

Anzitutto io contesto che i luoghi citati nell’articolo abbiano rappresentato il meglio, qualitativamente parlando, emerso in questi 13 anni sul web italico, a parte forse la “societa’ delle menti” di clarence (by Genna and friends) di fine anni ’90 che davvero foro’ la cappa generazionale e consenti’ il primo reale contatto fra outsider ed insider senza davvero alcun filtro all’ingresso.

Mancano esperienze partite dal basso quali i newsgroup di meta’ anni ’90 (it.arti.scrivere, it.arti.poesia); mancano i siti seminativi della fine anni ’90 (almeno bookcafe, arpanet, pseudolo, fernandel, il bollettino vibrisse spedito via mail); mancano esperienze degli anni 2000 (penso almeno a sguardomobile, il compagno segreto, zibaldoni, la dimora del tempo sospeso, il magazine triestino fucine mute e anche al mio fu nabanassar).

In sostanza, il dilemma che si inizia a porre a chi scrive di rete col piglio storiografico di chi traccia un bilancio e’ semplice: considerare i siti “mediani” come e’ stato effettivamente fatto, che convogliano e raccolgono l’attenzione -oltre che dei pochi del mestiere che mano mano si sono avvicinati al mezzo- del pubblico di rete di massa, costituito in larga parte da outsider (oggi si direbbe precari del settore umanistico) e persone piu’ o meno dignitose di varia estrazione e curiosita’ (insegnanti, sindacalisti, ex musicisti, ingegneri, preti, casalinghe); oppure considerare i siti che hanno prodotto (e in alcuni casi ancora producono) contributi letterari al livello -quando non notevolmente superiori- di quelli che fino a 15 anni fa finivano qualche volta in terza pagina.

Tirando al massimo la questione e forte della mia esperienza sul campo, l’impressione e’ che questo articolo si limiti alle bollicine recenti del minimo ritorno mediatico, della minima pubblicita’ derivata dall’apertura al Dilettante (come qui nei commenti) e alle classifiche di gradimento, propria del web 2.0. Ma un occhio 2.0 giocoforza perde tutta la specificita’ del fu 1.0 che -ahi ahi, i bei tempi che furono- aveva tutto un altro spessore.

Dei pionieri resta un ricordo spesso mitizzato, ma la differenza tra il fu 1.0 e questo 2.0 (presto 3.0 interattivo su smartphone e altre diavolerie del genere) e’ abissale.

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Con tutto il rispetto per i cartacei, credo che le energie migliori per il futuro del settore debbano necessariamente provenire dal web, che si e’ liberato da tempo di principi di autorita’, arie di famiglia, opacita’ ed eredita’ storiche (gli epistolari mitizzati, le scelte a naso, le dinamiche intereditoriali), salvando solo alcuni libri che resistono al tempo. Non e’ neppure questa la strada migliore perche’ manca ancora, sul web italiano, un percorso formativo condiviso come ad esempio ha messo il MIT.edu con i suoi opencourseware, i corsi undergraduate resi pubblici e gratuiti da ormai qualche anno.

Chi resta nel cartaceo si prepara ad un lavoro da storico e di retroguardia, appunto, come gia’ mostrato nell’articolo-riepilogo sul web letterario italico postato piu’ giu’. E se l’acribia, la dedizione, lo spessore delle ricerche e la capacita’ di inquadrare i fenomeni per quel che sono stati si manterranno a quel livello (contaminati da bollicine contemporanee di ambito pop), non avranno neppure l’attendibilita’ dovuta agli studiosi di professione.

Spiace dirlo perche’ suona tanto odifreddiano, ma nel campo artistico la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori che si presentano in web lascia davvero molto a desiderare quando si tratta di rilevare, organizzare ed interpretare i dati, forse perche’ ancora pesantemente sotto l’aura formativa di un “principio di autorita’” che in altri ambiti e’ stato accantonato da tempo in favore di verificabilita’ e tracciabilita’. Il guizzante Tiziano Scarpa parlava gia’ dieci anni fa di “collaudo” delle idee nella prassi, pratica che in qualche modo aiuterebbe ad alzare il livello.

Rimane dal mio modesto e individuale punto di osservazione una netta ostilita’ verso la “famiglia”, di tanto in tanto sciolta in moti di simpatia quando questi addetti ai lavori smollano le catene del mestiere e scrivono quel che davvero pensano (come capitato qualche tempo fa sull’antologia di poesia romanocentrica tra Forlani & Ostuni su Nazione Indiana, con effetti disastrosi per quest’ultimo). Visto che sciocchi non sono, ma solo e spesso in malafede, in tali momenti si realizza davvero quella interazione auspicata a parole e che nella realta’ a me pare sempre piu’ improbabile, se non altro perche’ l’inerzia della carta e’ inellutabilmente declinante mentre quella del web (o dell’immateriale, come sarebbe piu’ giusto definirlo oggi) e’ ancora ascendente, migliorabile e lavorabile.

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