Un pappagallo altero e ruminante

Già linda Eva spiccava

la prova prudente   isola

come dunque ti sposto

il quadro non finisce

né cade.

Forme di volontà discriminante solleticano la misura, ancorché si possa seguire il vantaggio o l’avanzata, vengono a noia le passate e ripassate di coda sotto il naso, specie avendo chiaro che lo scarto distintivo ha addossata nominazione vana, come anche un finto abbandono coccodrillacrimato; quando, poi, fa capolino, nelle vesti di un trapasso di carta, la presenza.

Una levità; per dire che la noia entra allorché non compare, mentre l’esistenza si snoda a prescindere dal deciso consistere, questo sì pappagallo altero e ruminante.

Pubblicato su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

7 pensieri riguardo “Un pappagallo altero e ruminante

  1. Questa scrittura è dedicata a Giuseppe Cornacchia, che col primo di settembre lascia Nabanassar. Inizia la sua avventura in inglese, con un blog, per allenare la lingua e farsi un mercato in quella terra. Grazie per i dieci anni passati insieme e buona fortuna! Angelo.

    “Speriamo che tu riesca a non snaturarti e che in questo panorama di sfrenato individualismo mantenga la marca degli anni che furono con me e senza di me, che non sia, cioè, abbandono del comunitario, ma spazio per non affogare, secondo la propria esigenza, la propria tenuta.”

    Così ho scritto in privato; rendo pubblico.
    E saluti a tutti.

  2. Siamo alla fine, vedo la scrittura come un’attivita’ ancora interessante ma non piu’ necessaria; motivo per cui senza giustificazione economica e’ un ramo morto. Ha decisamente contribuito la poverta’ di stimoli provenuta dal web italico negli ultimi anni, ma nel fondo il destino dei viandanti e’ questo, un nuovo viaggio da fare, arricchito delle esperienze e degli incontri del passato. Grazie a voi. Pep

  3. Il sodalizio nacque senza scopo di lucro; tale resta. Nel viaggio, talora, si rendono necessarie mutazioni, ma la natura di Nabanassar è ab ortu insediata in un’altra regione.

    **

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/26/2026-la-vittoria-dei-barbari.html

    Ad esempio, qui sopra Baricco difende il proprio mestiere con il decoro, raccontandoci e raccontandosi una favoletta: la sirena di un contemporaneo nato morto contro l’attacco dell’ultimità senza fondo, l’elogio della serialità e il democraticismo sciroppato, lo sguardo estetistico più che estetico, depilato; l’arte, la scienza come divulgazione, tutta una serie di materia aggallata non si sa da dove se non dal tempo finito e irrigidito.

    L’orizzontalità della superficie – che non prevede soste – porta a morte senso e metodo e scientifico e filosofico.
    Il primo di un lungo manipolo di intellettuali impegnati, dove la liquidità seleziona le gerarchie.
    Una furba trovata, come quella del teologo Mancuso, il quale, invece di dimettersi, si affida alla penna, fa battaglie a tavolino per allocchi, l’armiamoci e partite.

    Ruoli e carriere di superficie, ai quali abbiamo preferito la coerenza del minchione o della grande minchia che dire si voglia.

  4. boh magari baricco ci crede davvero

    ma quando ti confronti con la velocita’ del web e la possibilita’ realmente aperta di arrivare in modo verticale alla vetta, perche’ ti confronti con la vetta mondiale e non con i burocrati del sistema locale (un sistema locale qualsiasi, in questi casi italiano-letterario) ti appare per quel che e’: staterello assistenziale e terzo mondo

    sempre meglio dei disperati del quarto mondo, indiani e cinesi che fanno la manovalanza dei colletti bianchi nella ricerca e nella finanza, ma cio’ nonostante abbastanza triste, essendo manifestazione di un disagio (di genere, politico, provinciale o semplicemente egotico) piu’ che un discorso positivo

    non ho mai creduto alla scrittura come cura e quindi il clima che s’e’ venuto a creare negli ultimi 5 anni mi ha completamente disilluso

    l’appiglio dei pio-pio, la buona parola per fidelizzare il dilettante, la piazza caciarona di nevrotici o depressi e’ alla lunga deleteria, anche il solo venirci a contatto

    se leggendo il 95 per cento di quel che leggi capisci che si tratta di gente che ti starebbe sulle balle proprio dal punto di vista umano, prima che letterario, qualcosa non va; a quel punto la gratuita’ del gesto viene meno, la rottura di balle va in qualche modo compensata nell’immediato e il corrispettivo monetario e’ quanto di piu’ oggettivo possa oggi come oggi esprimere per me un valore

    la mutazione antropologica dell’utile, cioe’, ha del tutto cannibalizzato il discorso comunitario, quando per comunita’ si intende dar retta ai tirabasso, ai burocrati, ai padroncini dello status quo che regolano i tempi e regalano due briciole

    ad un certo punto ti svegli e capisci di essere non un vocato ma un professionista e come tale vuoi regolare i tuoi rapporti

  5. Al vertice si giunge attraversando il basso; non vi è un sapere pronto in superficie. La comunità non c’è, prescinde dal web italico, è nello slancio inevaso. Il discorso, in questa epoca, è stato derubricato, ricercarlo significa muoversi in un territorio tràdito e arato.
    Che ad un certo punto ci si svegli, non è altro che rivelazione di una natura, una scoperta, tua propria.

    Come si diceva, alla coerenza della grande minchia si preferisce opera e suo compimento, visibilità professionale (leggo, qui http://www.ilprimoamore.com/testo_1929.html Moresco, ad esempio).
    Gli scrittori editi da Mondadori e compagnia sono sì partecipi del disastro, dato che rappresentano quel basso legato all’alto marcio, non comprendono che la rinuncia come posizionamento è un atto di civiltà militante.
    Un paese nel quale vi è un potere trasversale nelle mani di una sola persona o di una oligarchia non può certo dirsi libero; non vi può essere opposizione sin tanto che da un solo ramo discendano temporalità e spiritualità.

    La professionalizzazione del portatore di parola ha fatto sì che l’intercapedine della conoscenza crollasse a contatto con un interesse secolarizzato.

  6. In un mondo normale preparo & vendo videogames con Unity, traduco Koethe pagato e applico il “meter in poetry” di Fabb con un assegno di ricerca. Non biasimo Moresco.

    Entro in sonno, buona continuazione. Ciao a tutti.
    Pep

  7. Moresco ha tutto il mio rispetto; la sua opera edita è intoccabile. Io guardavo da un altro angolo, esprimendo la mia maniera.

    Buon riposo e ciao,

    Angelo.

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