La proprietà e il possesso – Angelo Rendo

Arriva e si ferma, sopra il cranio, un lieve sfarfallio, poi la zampetta perfora il guscio e il presente da tempo a tempo fischia, correndo a cerchio, incutendo, a stornare il baccello, a non chiudere gli occhi, pena la fine increduta.

Non essere fantastico, che si prenda l’acqua e il tubo: l’allargamento.

Chiusi, fra correnti fonde, senza il saluto del popolo, l’occhio lesto e tremante. Il poco che resta, un abbraccio, una stretta di mano.

L’insolenza non è ostruita dal sentimento contrario di chi solo scrive. Balbettano le formichine e i boati non prevenire. Da dove.

Non c’è frode se non raccogli presto l’invito dell’entusiasmo, poiché ove tutto stinge, lì vige la forma florida.

Se lasci che le parti si uniscano, trovino voglia a meglio dire, passa il tempo; e ciò che sembrava in moto, sta, non raggiunto il ritorno; la formalità ingrassa te, mentre me in linea tiene.

Pubblicato su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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