Stefano Ferreri ascolta i Woodpigeon: “Treasury Library Canada” (2009) e “Die Stadt Muzikanten” (2010)

Clicca  per ascoltare in streaming \”A Slight Return Home\” tratto da “Songbook” (2006)

Resiste in cima alla mia classifica delle sorprese dell’anno 2009 e all’inizio non ci avrei scommesso un nichelino. Invece il primo giudizio sta trovando conferme a tutti i livelli, lasciandomi piacevolmente colpito. Il Canada mantiene le promesse. Un certo criterio selettivo ha sempre permesso a lavori di eccellente fattura di venire alla luce da quelle lande non più desolate, e la costanza di questi sviluppi è ammirevole. Se consideriamo che le produzioni made in U.K. sono desolatamente al tappeto e che negli States i nomi nuovi degni di nota sono sensibilmente ridotti rispetto a quanto avveniva anche solo un lustro fa, colpisce nel contrasto l’aumento vertiginoso di nuovi gruppi canadesi che fanno centro già con gli album d’esordio. Per i Woodpigeon non si tratta di un debutto ma quasi, considerando quel solo episodio precedente risalente al 2006. Quel che più mi ha fatto pensare in merito al talento creativo di Mark Hamilton è che ‘Treasury Library Canada’ era nato come regalo per una stretta cerchia di fan e sodali. Sulle prime ho anche pensato ad una dichiarazione buttata lì per scherzo, dato che non ci si capacita di come queste canzoni possano essere semplici rimasugli del disco precedente, eppure è proprio così.

Fortuna che qualche lampo meritocratico ha ancora modo di manifestarsi in questo pazzo mondo che è l’industria musicale. Non tutti i discografici sono così pazzi o avventati da lasciarsi sfuggire una buona occasione quando si presenta. I Woodpigeon sono senz’altro una buona carta, dato che i loro lati B riescono a costruire un intero album di ottime canzoni. Per tante altre band l’ultima delle gemme nascoste di ‘Treasury Library Canada’ sarebbe un inarrivabile punto d’approdo. Questo Mark Hamilton è un tizio da tenere d’occhio, sin dal prossimo passo della combriccola di Calgary, a quanto pare imminente. Si è formato in Scozia e si sente. Più che i soliti Belle & Sebastian i rimandi vanno tutti a quella Reindeer Section che più che un supergruppo pareva il frutto dell’ispirazione di un uomo solo al comando. Con i Woodpigeon la sensazione è la medesima, anche se il contorno è quello di un’autentica grande banda. Aggiungiamo i rimandi al sottobosco folk statunitense più recente ed il gioco è fatto. Un miracolo a ben vedere, ce ne rendiamo conto in misura crescente man mano che questi brani sono meglio metabolizzati: canzoni come ‘Knock, Knock’, ‘Anna, Girl In The Clocktower’ o ‘Bad News Brown’ sono destinate a restare, inevitabilmente. Con la certezza che abbiamo già in archivio un’altra fantastica sensazione Made in Canada, tanto più gradita se pensiamo che è clamorosamente inattesa.

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‘Die Stadt Muzikanten’ (2010) avrebbe dovuto essere il secondo vero album per i canadesi Woodpigeon, la formidabile band guidata da Mark Hamilton. Il condizionale è necessario, dato che, di fatto, l’album da poco uscito è in realtà il terzo capitolo nell’avventura della numerosa compagnia di Calgary. La fortuna ha voluto che il precedente ‘Treasury Library Canada’ uscisse dai cassetti cui pareva destinato in virtù di logiche distributive e promozionali carbonare. Lo abbiamo intercettato, conosciuto ed amato. In pochi purtroppo hanno potuto godere della nostra stessa opportunità, ma questo è un problema loro. Ora arriva fresco fresco il seguito di quella meravigliosa scoperta ed il risultato non delude. Sulle prime l’ascolto mi ha un po’ spiazzato, devo ammetterlo. Non perché io abbia riscontrato un qualche inopportuno cambio di direzione, che peraltro nemmeno c’é. ‘Die Stadt Muzikanten’ evidenzia una netta continuità rispetto al passato recente dei suoi autori. A lasciarmi un po’ perplesso erano le canzoni: non le trovavo, molto semplicemente. La pazienza e l’attenzione nell’ascolto hanno rimesso le cose a posto, e questo è accaduto con la massima naturalezza. Un vero piacere far propri i dischi in questa maniera, poco per volta, con scoperte minime, ma ripetute. Ora posso sostenere che al nuovo Woodpigeon manca soltanto l’effetto sorpresa che tanto aveva fatto, nel caso di ‘Treasury Library Canada’. Per il resto la band si conferma come un’anomala ma bellissima realtà folk-pop-rock contemporanea, un gioiellino di gruppo. Nel disco è regalata, con la generosità cui i canadesi ci hanno piacevolmente abituato, tutta la gamma di canzoni della capiente valigia d’artista di Hamilton, un americano con la vocina acidula (alla Brian Molko) che ha studiato in Scozia carpendo il meglio da due distinti mondi musicali. La lunghezza del nuovo album (ma anche del vecchio) può scoraggiare, ma resta innegabile che la lievità prodigiosa di tutte le composizioni sappia compensare egregiamente un limite strutturale che, diciamocelo, non è certo il peggior male del mondo, considerata la qualità. Dalle deliziose e rarefatte folksongs ‘Our Love is as Tall as the Calgary Tower’ e ‘Such a Lucky Girl’ al caloroso jangle-pop di ‘Duck Duck Goose’, dalla grazia fragilissima di ‘Morningside’ agli sfiziosi aromi traditional di ‘Redbeard’ o ai passaggi più accesi e chitarrosi tipo ‘My Denial in Argyle’, il piatto è ricco e soprattutto non stanca. Se il buon anno si vede dall’inverno, beh, sarà un grande 2010.

Stefano Ferreri

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