Wind and Tree, Paul Muldoon, 1973 – (1)

Vento e alberi

Come molto del vento
Soffia dove sono gli alberi,

Molto del mondo
Si centra su di noi.

E spesso quando il vento tira
Scrollando forte gli alberi,

Ognuno un altro cerca
E tiene insieme.

I rami vorticano
S’intrecciano furiosamente.

Solo, non e’ amore.
Si torcono l’un l’altro.

E spesso penso a me
Albero solitario, senza suolo,

Il mio braccio non vuole, non puo’
Spezzarne un altro. Le mie ossa rotte

Dicono un tempo nuovo.

dalla raccolta NEW WEATHER (1973)
trad. Giuseppe Cornacchia, 2010, diritti riservati

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

12 pensieri riguardo “Wind and Tree, Paul Muldoon, 1973 – (1)

  1. Dovresti postare con più frequenza “lavori” del genere, Gius.

    Complimenti.

    fm

  2. Caro Francesco, l’anno scorso abbiamo (io e Angelo) litigato con Guerneri, perche’ riteniamo le sue traduzioni abbastanza meccaniche.

    Ha fatto un gran lavoro di quantita’ in tempi ristretti e sotto contratto, ma non credo -non crediamo- che abbia il passo e il talento poetico in proprio per tradurre Muldoon. A me sembra piu’ vicino ad Heaney come sensibilita’ e ad Armitage o Mc Kendrick come affinita’ traduttoria. Guerneri l’ha presa abbastanza male e ha interrotto i contatti, quando la nostra polemica era essenzialmente verso Mondadori che ha tirato al risparmio e tirato il collo al traduttore per stare sullo scoop.

    Da un punto di vista personale, poetico, e’ triste arrivare a questo punto quando gia’ siamo cosi’ pochi a lavorare su certi filoni, ma penso che occorra la pazienza di capire verso chi la tua potenzialita’ di traduttore (e poeta in proprio) e’ portata e verso chi non lo e’.

    Le mie 22 muldooniane, che avevo proposto a Kolibris di Chiara De Luca, sembrano arenate sui diritti molto alti che ci chiederebbe Faber per lasciarci pubblicare il testo inglese a fronte, per cui le mettero’ in blog a puntate e poi si vedra’.

    Grazie a te per l’interesse e i commenti (grazie anche a Giampaolo).

  3. Non sapevo di questo “scambio”, ma concordo con l’aggettivo che usi a proposito della traduzione, Giuseppe, anche se non ti nascondo che, dopo aver letto il libro, mi sono immediatamente pentito dell’investimento. Mi sono rifatto ampiamente, poi, procurandomi un paio di libri originali.

    Ciao, aspetto il resto (sia pure centellinato).

    fm

  4. Salve!

    Le note sulle traduzioni guerneriane riguardavano il loro spinto letteralismo. Dico poi che l’interruzione del contatto mi è parsa naturale. La polemica era infatti sul testo.
    E’ lampante il fatto che l'”animus” del poeta faccia scricchiolare dissolvendole le giunture; così il corpo del gigante o lo trangugi marchiandolo o ne rimane un bolo esanime.

    Grazie a Giampaolo e Francesco.

  5. Complimenti a Cornacchia per le splendide traduzioni di Muldoon (anche perché poeta in proprio, mi pare chiaro!) e anche a quel mattacchione trangugiatore di giganti di Arendo. Ma questo povero Guerneri esanime lasciamolo stare nella sua povera inabilità, non nominiamolo invano. Marotta, quanto ti devo per il libro? Me ne serve una copia…

    luca g.

  6. Ciao Luca, benvenuto. Credo che chiunque vorra’ leggere anche solo il tuo nuovo blog, si rendera’ conto di quanto distanti siano il tuo tono stilistico e la forma letteraria da quelle di Muldoon. Cio’ detto, io ho avuto un compito molto piu’ facile rispetto al tuo: ho piluccato qua e la’, senza obblighi, senza pressioni, senza scadenze. A domanda di Marotta ho risposto. Non e’ un reato esprimere delle perplessita’ su un lavoro specifico, ne’ credo di porti problemi di alcun tipo, professionale o personale: tu sei la portaerei, nel campo, e io un piccolo sottomarino. Il mio prossimo obiettivo di traduzione e’ John Koethe, molto diverso da Muldoon e spero similmente vicino alle mie caratteristiche. Buon tutto, continuo volentieri a seguirti. Giuseppe.

  7. Ciao Giuseppe,
    quale sarebbe il tono stilistico del mio blog? Mi limito a postare commenti più o meno diversi su cose che leggo, studio, ascolto. Guarda, come si dice, vi voglio bene, pure a quel “disgraziato” di Arendo ma, continuo a ripetere, non mi sta bene il ruolo della portaerei, né sinceramente capisco il motivo di dovere tirare fuori il mio nome ogni volta che si parla di Muldoon e di quel “maledetto” libro. Non mi sembra di avere fatto un lavoro pessimo e per quanto buone mi paiano le tue traduzioni non mi sembrano così eccelse o mirabolanti da dovere sempre e comunque dovere giustificare un paragone. Sono la pietra angolare, la sezione aurea della traduzione? Non lo sapevo… A dirla tutta credo che il “celebre” saggetto alquanto superficiale (ma perché nasce da una profonda mancanza di conoscenza della materia, da una percezione delle cose necessariamente mediata da altro oltre che dall’innamoramento poetico cornacchiano) scritto da Arendo (puro calco dalla postfazione che scrissi a suo tempo) che salta fuori ogni volta che si cerca Muldoon in internet abbia davvero nuociuto al libro. Ci fossero stati venticinque lettori, sono certo che sono diventati dieci e non perché nabanassar sia la “portaerei” che decide il corso delle idee sulla poesia in Italia ma semplicemente perché a scrivere, leggere e ragionare su queste cose saremo in trenta in tutto. Ripeto, rispetto il vostro lavoro, ve ne venga gloria futura, ma scrivete di cose che sapete e conoscete. Dici cose inesatte anche su Mondadori, non mi ha tirato il collo proprio nessuno, nessuno mi ha messo fretta, ma lasciamo stare…
    con affetto

    luca

  8. Vedi, Luca, penso che non ci sia un paragone esplicito, sullo stesso piano, tra queste traduzioni e le tue: il volume mondadoriano fa da riferimento e viene preso come tale anche da noi. Potrebbe averlo tradotto chiunque, non e’ una polemica con il traduttore specifico, cioe’ tu. Fa da base in Italia e di quello si parla. Cosi’ come la rete internettiana funziona in un certo modo ed evidenzia in questo momento gli articoli di Rendo, queste traduzioni e questo improprio paragone. Tralaltro, mi pare se ne sia parlato quasi solo noi, cercando in rete, e noi -come chiunque altro- bene o male siamo intitolati a formarci un’opinione nel limite dei nostri mezzi (e direi delle nostre reputazioni, se non mi venisse da ridere).

    Se in qualche modo tu o Mondadori ritenese lesa la figura tua di traduttore o del libro specifico, potete produrre articoli equivalenti in supporto del lavoro, questionando il nostro. E’ facilissimo, ne verrebbe anche della buona pubblicita’: chi parla oggi di libri di poesia? Potete anche fare di piu’, ma non mi pare si sia mai andati oltre la notazione sul risultato specifico, che puo’ non piacere ma e’ espressione lecita. Ciao, Giuseppe.

  9. Salve Luca, a me pare che da parte nostra ci sia stato interesse (nel caso di Giuseppe, stima e rispetto e innamoramento) verso Muldoon (mediato appunto nel mio caso; le mie note erano e sono una reazione empatico-trangugiante e nulla più, un mettersi in comunicazione con l’altro da te, con un poeta non a me congeniale, non è una disgrazia amorale, o una gingilleria giullaresca rispondere di petto ad un “motivo ulteriore”. Che tu dica lo scritto sia un calco della tua postfazione disonora te, non me. Dico che veramente non ci si legge e ascolta come si dovrebbe. La tua è una “studiosa” disamina, il mio un rampollare avvitato di “ulteriorità”.) e verso il tuo operato.

    Ma da qui al tuo risentimento ne corre; nessuno ha detto che hai fatto un lavoro pessimo; all’inizio delle “noterelle” (non un saggetto) parlavo di “lavoro prezioso” e di “lacuna colmata”. Quindi basta con le minchiate allo scuro!

    Sulla questione dei lettori che quelle noticine avrebbero fatto mancare alla resa dei conti al “selected”: anche in questo caso parliamo a livelli diversi, da cui questo tuo “falso contatto” da interrotto che s’era. La nostra è una intermittente colata slegata da calcoli, l’aperto, il sensibile, l’intelligente, il non malfidente, il generoso, il privo di peli sullo stomaco, il mozzo di coda non ragione in termini di quantità. Lo trova, se vuole, lo becca. E in questa vicendevolezza di forze, in mezzo, ci siamo noi.

    Un caro saluto e fatti sentire,

    Angelo.

  10. Caro Guerneri, il libro posso prestartelo, ma solo dietro promessa di restituzione, magari con dedica…

    Quando ho fatto la mia domanda a Giuseppe (“cosa ne pensi dell’edizione Mondadori”), questa era dettata da pura e semplice “curiosità” – non fosse altro perché devo a lui la scoperta di questo poeta qualche anno fa, e continuo a ritenere eccellenti tutte le sue versioni fin qui lette (partendo dalla “presunzione” – forse infondata – di capire qualcosa di traduzione).

    Se avessi saputo dei vostri “trascorsi” (compresa la “nota” di Angelo), posso dirti in tutta sincerità che non l’avrei fatta, almeno pubblicamente: e per il semplice motivo che tanto la domanda quanto l’eventuale risposta potevano sembrare “provocatorie” (cosa che non sono).

    La mia affermazione (“mi sono pentito dell’investimento”) era in relazione a quanto Giuseppe diceva in merito a “tempi” e “modi” dell’edizione. E la confermo, per almeno due motivi: 1) ho avuto modo di leggere altri tuoi lavori che reputo di molto superiori a questo; 2) un poeta di quel calibro – anche per la messe di risvolti che la sua poetica sottende o chiama direttamente in causa – meritava un approccio sicuramente più “pensato” e più “pesante” – se vuoi: più in linea, più aderente alle “latenze” profonde di quello specifico tipo di testualità.

    E’ solo il mio giudizio di lettore (mi sono lette quasi tutte le opere in originale – e magari non ci ho capito niente, chissà…) e vale esattamente in quanto tale.

    Permettimi comunque una piccola chiosa, che lascia anch’essa il tempo che trova – esattamente come il “giudizio” di cui sopra.

    Penso che un autore (studioso, poeta, traduttore, narratore o quant’altro) dovrebbe tenersi ben care le “critiche” – quando motivate e non frutto di aprioristici preconcetti nei suoi riguardi e nei riguardi del suo lavoro. Servono a tutti e, prese per il verso giusto, aiutano a migliorarsi – cosa di cui abbiamo sempre più bisogno, soprattutto in quest’età dominata dal dilettantismo e dalla sciatteria elevati a sistema.

    Ecco: di posizioni “preconcette” nei tuoi confronti, io, in questo thread, non ne ho visto nemmeno l’ombra.

    Un cordiale saluto e l’augurio di buon lavoro.

    fm

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