Poetiche del distintivo

“Fuggo, non mi vuole. Perché io avanzo e non mi fermo o, se mi fermo, significo.”

Così parla l’utopismo o la frangetta libertaria che conduce all’azzeramento dialettico dell’informe, e vince in suo petto la battaglia.

“Non ho niente da dire, eppure parlo; ho detto quello che non avevo da dire, non parlo.”

Così tace la razional-democrazia al sapor tirannico, e perde ogni brodo colturale.

“Cosa ci faccio, se non so dove sono messo?”

Così la giustizia larga richiama in vita il seme.

Perché l’assenza rinasca, l’odorato si trasformi in mente, il suo aiuto, finora fiacco, inneschi il terrore. Addomesticata la fama, reso celibe l’ignoto.

[Angelo Rendo]

Pubblicato su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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