I dolori di papa’ Celli (crepare no, eh?)

E’ scoppiato il bubbone dei cervelli in fuga, grazie ad una ipocrita lettera del barone Celli. Il figliolo non se la prenda, papino ha fatto una furbata per sistemarlo senza intervenire direttamente. Noi altri figli del popolo, dobbiamo arrangiarci come possiamo. Ma questo lo sapevamo gia’ nel 2002 e sono passati otto anni. Da 20-02-2002, un mercoledi’ da italiani, chez Beppe Severgnini.

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PISA. Oggi vado ad aggiornarmi professionalmente. Niente Odasso, niente gente che mi dice come stare al mondo. Ho 28 anni e sono in guerra da oltre dieci: il nemico è un insegnante, un vicino, un genitore, un coetaneo. Tutti tengono famiglia e mi parlano di regole. Le loro. Dunque ho scelto un’altra compagnia: i morti, ex persone viste dal lato migliore e dunque vive, propositive. E’ un problema: mi comporto come se anche gli altri, vivi e odassi, fossero dei morti: mi aspetto sempre il meglio, in ogni caso. Un Odasso con me ritrova l’innocenza, verginità infantili. Poi mi ammazza. Per fortuna maturo competenze che tutelano e nel merito so fare il mio lavoro (chiedete in giro). Però guardo qualche vita che mi aspetta oltre me: Muccino a trenta, Folena a quaranta, Silvio Orlando o D’Alema a cinquanta, Violante a sessanta. Oppure: Veneziani a trenta, Gasparri a quaranta, Casini a cinquanta, Berlusconi o Buzzanca a sessanta. In altri tempi si gridava per scoparsi le compagne, quindi tutti duri e puri / topastri nelle fogne; oggi i pokemon, dopo i plasmon. Risultato: una ganga mi comanda omogenea e impenetrabile, ma comprabile; ogni parte ha le sue campane e tutte sparano, alzo zero. Spiacente: me ne vado. Alla mamma non dispiace un ingegnere nucleare (anche se gli passa la paghetta per campare); alle donne un tipo assai particolare cosa mai potrà fare!; per gli amici un modello, un uomo vero, addirittura coltivato: un giovane poeta molto promettente. Mi stanno trasformando in una statua ma volete la mia anima. Che non vi darò! Detto questo mi alzo, mi lavo e vado in facoltà; fra qualche mese, formalmente, sarò adulto. Qualche dato: l’aspettativa di vita nell’antica Roma era di anni ventidue. Io sono un bambo di ventotto.

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2 thoughts on “I dolori di papa’ Celli (crepare no, eh?)

  1. tralaltro la moda dell’emigrante che tronfieggia (in risposta a celli su repubblica e sui blog) e’ stomachevole

    come se emigrassero tutti einstein e come se tutti questi ragazzotti fossero einstein

    come se non ci fosse anche tanta gente normale: barman, portieri d’albergo, gente nel settore moda, imbianchini, operai in francia e germania soprattutto

    come se l’Europa oggi fosse qualcosa di diverso da quel che era il Nord Italia quarant’anni fa: un posto a qualche ora di viaggio, prima treno adesso aereo

    insomma, smettiamo di fare i parvenu, sono almeno vent’anni che i confini nazionali si sono sgretolati, direi dalla caduta del muro di berlino e dall’avvento della moneta unica

    smettiamo di far passare per eccezionale quello che e’ un percorso normale: andare dove ci sono opportunita’

  2. Continuo… se si smettesse di far sparire il 50% del prodotto nazionale lordo nei grassi rivoli della corruzione endemica, molta gente normale troverebbe un lavoro soddisfacente e sarebbe pagata meglio, rimanendo dunque in Italia.

    L’articolo sotto segnalato dice che le retribuzioni italiane sono inferiori di 1/3 rispetto a quelle europee e che le donne ricevono addirittura il 50% in meno.

    http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_04/redditi_6f4e8b70-f903-11de-9441-00144f02aabe.shtml

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