Invito all’ascolto dei Bachi da pietra – di Teresa Zuccaro

[Circa un mese fa ho invitato Francesco Lauretta e Teresa Zuccaro  a scrivere  per Nabanassar degli inviti all’ascolto senza pretese, un nuovo spazio. E’ arrivato il  momento. Buona lettura e buon ascolto!

A. R.]

Difficile definire la musica dei Bachi da pietra, se anche Giovanni Succi, voce, parole e musica dei Bachi, dice: Neanche noi sappiamo dire che tipo di musica siamo quando ce lo chiedono.

Il suono è quello di un blues notturno, scarno ed essenziale nei pochi strumenti: il basso suonato da Succi, timpano rullante e piatti dal bravissimo Bruno Dorella. Eppure non sembra mancare niente. Anzi, sembra esserci molto di più, chi ascolta avverte un suono pieno e avvolgente, ricco di timbri che non sembrerebbero poter venire fuori dagli scarni mezzi messi in gioco. E’ forse la dicitura in quarta di copertina cd , in cui si parla di “metalli, pelli e legni vuoti, voci, corde e legni pieni”, a suggerirci che strumenti basilari possono diventare “altro” se utilizzati in modo inedito. Succi suona spesso il basso in modo percussivo, battendo più che pizzicando le corde, o talvolta anche tambureggiando con un batacchio da timpano sulla cassa e sul ponte del basso acustico collegato a un amplificatore. Un suono che sembra assorbire tutto come un imbuto, risucchiare l’ascoltatore in una zona profonda e buia dalla quale, proprio alla stregua di bachi o “vermi” non si vorrebbe mai venire fuori. La voce di Succi, ruvida, bassa e calda bisbiglia in un recitato simil rap parole dense che non esitiamo a definire letteratura. Una riflessione sommessa sulla difficoltà di esistere adesso come sempre, in cui versi canto e suono sono il male di vivere e anche la sua cura.

Discografia:

Tornare nella terra, 2005
Non io, 2007
Tarlo terzo, 2008

Intervista (lunga): qui.

***

Un testo da Non io, e il video:

giorno perso

scendo giù all’inferno e torno: se vuoi del torto te ne porto.

è un tuffo in un inchiostro. è un percorso che conosco.

da quel giorno.

tu qui: insetto. a riprenderti il giorno perso che ti è sfuggito?

più di uno.

tu sai come.

il giorno nero pieno di sole che non hai concluso.

il giorno afoso aperto al fiume che ti sei illuso

… ti rendo quel giorno ma te ne tolgo il ricordo

(per guardarti rifare esattamente lo stesso).

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