In memoria dell’ispicese Turuzzu Muturinu – di Francesco Lauretta

lucia e turuzzu

[Vedi anche su: http://www.spaccaforno.it/]

Poco fa un caro amico, da Roma, mi ha scritto una e-mail dove mi informava della morte di Turuzzu Muturinu. Io lo conoscevo con questo nome e cognome. Questa estate ci siamo incontrati spesso, più volte ci siamo abbracciati: Come stai, Ciccio?, mi diceva ridendo. Appare in uno dei miei video dal titolo Condizioni marginali dove chiama, straordinariamente, a modo suo: Cattelaaaaaan!

Di lui ho realizzato un quadro che recentemente ho esposto a Roma, al Vittoriano, un quadro che ho intitolato: Non saremo noi.

La scorsa settimana ho scritto due parole intorno a questa opera per la documentazione di Palazzo R.I.S.O di Palermo. Questo è quanto ho scritto:

Non saremo noi.

Una coppia improbabile, sulle prime. Poi lo sguardo disegna un uomo –Turuzzu- solo, e una giovane –Lucia- isolata. Immersi in uno spazio che assorbe, un interruttore esterno che può spegnere ogni cosa, o accendere dentro. La bandana americana era sogno. Lei, giovane, ha un telefonino ma comunica disagio, fatica d’esserci. Lui, una sigaretta in mano osserva, noi, voi, distante. Storie di ordinario fallimento: Non saremo noi, protagonisti di vita; Non saremo noi, come voi. Un volo poi, più in là…

Ho voluto un gran bene a questo grande uomo.

Nel quadro ci osserva, distante:

1

Voi siete tutti

meno uno, è vero.

ma non c’è sottrazione. Il conto

non torna mai. Quell’uno

non a voi,

a se stesso si toglie.

cala ogni giorno, si azzera. Ogni cosa

resta com’era.

La grandezza che siete

non lo comprende.

L’intero a cui manca

gli sta di fronte.

2

Rogne, scrupoli. Muri

da tutte le parti, muri.

Ormai soltanto la vergogna

mi tiene in piedi. e la paura.

Mi manca il tempo.

Mi mancano tre denti.

Vado meglio, così?

Siete contenti?

3

Voi: figlio prediletto

di Dio.

Io: vostra lontananza,

vostro difetto.

[Tre poesie dalla raccolta Voi di Umberto Fiori.]

Un pensiero riguardo “In memoria dell’ispicese Turuzzu Muturinu – di Francesco Lauretta

  1. Leggo su spaccaforno di Ispica, delle condoglianze per la scomparsa e della discussione sul che fare locale. Vorrei dire che, formalmente, la soluzione dipinto+nota+testi mi sembra molto efficace. Da noi provo’ gia’ Santino Spadaro, con le sue magrittiane aeree, e poi ospitammo le opere opulente di Manzoni cantate da Ponso. Qui il lavoro sul territorio ha una tonalita’ memorialistica, ma non quella mainstream, piuttosto un cordoglio privato.

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