Profili

La piccola preda sfugge alle pinze: schifata, dopo essersi detta tanto chi sono? Quale frutto, che il gonfiore illumina e palla.

Il fine malchiuso nel vistoso spacco.

O del coltello che incardina la porta falsa.

Ché chi conserva, spadroneggia.

Al malo anno ridotto al cuore, perché basta.

Spremendo da fuori le narici e girandovi stretti dentro, la strada si allunga.

Plissè e gessato con termoregolatore alla tasca, tenuti in conto, tessuti tormentati per l’orrore.

Tiene sulla riga l’alto

l’aria che là non entra

turbinate tu devi

venire com’asta leonia.

Mi giro solo. E la signorina, col petto mafioso e l’occhiale, carica cartelle. C’è un dente di cinghiale lamato fresco, unito al collo luminoso di paillettes, tra noi. L’entrata dell’una nell’uno, la scomparsa dei due.

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4 thoughts on “Profili

  1. Anche se io preferisco, ho sempre preferito, da piccolino, al seguito della banda insieme al nonno, il bombardone o basso tuba che dir si voglia. 🙂

  2. non sono strettamente un fan del linguaggio lineare, un coatto sì. Sono indietro ragazzi… fino all’esperimento di peppe arrivavo, ora sono meravigliato – in senso buono 😉

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