how not to write a novel (letturina)

9780141038544h

http://www.guardian.co.uk/books/2009/feb/01/how-not-to-write-a-novel-review

Diciamo a voi, che avete un romanzo nel cassetto. Voi con un protagonista da far parlare dei fatti suoi, non lo facessimo gia’ abbastanza. Voi e le robe che non conoscete, che fate il finimondo all’inizio e poi tirate innanzi cinquencento pagine, voi che infilate i paroloni, voi che fate i cattivoni come pure incarnazioni del male disumano. Insomma noi. Noi per i quali questa grande storia e’ uno specchio fedele, oppure e’ ingentilita o anche sublimata, esagerata. Noi che acchiappiamo i tonti, comunichiamo le lingue straniere come le macchiette al cabaret, installiamo strutture complicate e filosofiche, ma tutte attorno ad un lui e una lei che casomai si incontreranno. Siamo noi, dunque, i destinatari di questo librino, perche’ scrivere un romanzo -come fare un salsicciotto commestibile- e’ un’arte che si impara. Ah, nessuna pretesa di Canone, solo soldi come insegnano nelle scuole di scrittura e all’universita’. Lo insegnano per novanta o cinquecento volte le nove sterline del libro (anche cinque e cinquantadue su amazon.co.uk). Cantate.

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21 risposte a "how not to write a novel (letturina)"

  1. Li vedi il Matto e il Gatto in copertina? Alleniamo la voce per il Canto dei Lettori dei Canti del Caos. Prossimamente su questi schermi (dopo di te).

  2. E lo vedi che combinano in un altro loco ancora? Il Partito della Qualita’, con dentro nessuno che abbia scritto una riga memorabile. Nessuno. Cellophanatori, pestatori di merde. Davvero il Matto ha scritto quel libro per ammazzare tutti gli altri (che sono morti, ma non lo sanno e parlano ancora).

  3. Gian, io sono in trip moreschiano e presto mettero’ una lettura ai suoi Canti del Caos usciti da Mondadori sotto forma di Canto dei Lettori dei Canti del Caos, in imitazione del Maestro (pardon, del Matto, come si definisce lui stesso).

    Nel frattempo, su Nazione Indiana, i soliti attivisti della Cultura Popolare hanno inventato un altro passatempo e un’altra classifica -della Qualita’- ad uso delle bestie ineducate.

    Allora li abbiamo perculati riportando alcuni passi del libro di Moresco che ben li descrivono: pestatori di merde, cellophanatori di libri, camminatori sui roller, soprattutto per affermare la superiorita’ dell’atto di scrittura (l’invideazione, l’increazione, direbbe il Matto) rispetto a quello censitivo e censorio che questi burocrati sono tanto bravi a fare.

  4. sì censorio, confermo. Mi chiedo perché, ho letto un po’ le discussioni sulla giuria e quant’altro. Una classificazione dovuta a che? cento persone sono tante, in cima alla classifica noto però i soliti noti, che però, in disaccordo peppe (in parte), hanno scritto qualche riga magari non memorabile ma a volte interessante (penso sia un discorso di tempo, non di denaro che a mio avviso sono cose ben differenti). Non giustifico la classificazione, intendiamoci, dico solo che è inevitabile che tutti si muovano per il proprio canone e lo facciano, con tutte le buone intenzioni, in forma certo impositiva. E’ da tempo che me lo chiedo: noi gruppo nabanassariano (ormai ben ridotto a tre isolati, sognatori, forse anarchici ma con risonanze nel sistema) come realmente reagiamo? non credo basti più lo sdegno che da più direzioni è stato letto come elitarismo e chiusura al nuovo (ci vedono già ai margini di una bacheca assai virtuale della futura letteratura canonizzata, ma è questo il ruolo che ci si addice? in che modo combattiamo il sistema pep, solo sputando ironicamente addosso alle criticabilissime iniziative canonizzatrici o proponendo altre linee?). In ultimo: i cento mega lettori li conosciamo, le combriccole esistono, apprezzo lo sforzo del numero comunque cospicuo e il tentativo in senso lato democratizzante del gruppo organizzatore e per mia parte continuo a restare un isolato (per esigenza e dunque scelta). La mia sola paura è il criterio di valutazione, di ogni combriccola per quanto vasta, ognuno faccia secondo desiderio e convinzioni poi.

  5. Gian, io credo che dipenda da quel che si cerca.

    Per me personalmente, vivendo in tutt’altro mondo (sia per denaro che per motivazione ideologica), quel che conta e’ che il poco tempo speso nel leggere libri sia ben speso. Tempo resistente, diremmo oggi. Lo sai bene, la letteratura migliore ha il dono di rompere le narrative di governo e oggi dei media; le piccole caste dei cento censori non producono Opera, solo ricalcano lo schema, facce di una stessa medaglia che si divide briciole chiamate “condizioni materiali del fare letteratura”.

    In realta’, non essendo capaci di produrre Opera, si fanno censori: e’ il mestiere, un mestiere frustrante… il loro mestiere, ma non il mio, che mi diverto. Chi e’ interessato al mestiere, qui dentro non trova aria, nessun appiglio. Con “Canti del Caos” di Moresco, per esempio, ho un libro scritto al limite odierno che congloba i tentativi dei cento censori (a questo punto cellophanatori o gente sui roller, come da personaggi). Questo e’ il modo.

    Qual e’ allora la linea? Le tenzoni interne, le proposte all’esterno, viaggino tramite i testi letterari, e’ li’ che si gioca e si trasmette il filo, e’ li’ che si increa. Il nostro lettore e’ lo scopritore di pepite, uno che si mette in cerca se ha voglia, uno che squarcia il velo di questo tempo immobilizzato, censito e censurato.

    Non serve essere intelligenti, ne’ tessere le trame dell’editoria; non serve fare il mestiere e non serve neppure cercare contatto o consenso: che si salvino a vicenda fra loro, si facciano un Albo, si diano una patente, passino il loro sciocco tempo nel farsi sindacato. I nostri margini come entita’ nabanassariana sono quelli di un silenzio dialogico sempre maggiore, a vantaggio di una possibile (ma non per questo probabile) Opera da lasciare agli archeologi del futuro, da Opera a Opera.

  6. Caro Gianluca, io trovo ininfluente questo: “non credo basti più lo sdegno che da più direzioni è stato letto come elitarismo e chiusura al nuovo (ci vedono già ai margini di una bacheca assai virtuale della futura letteratura canonizzata, ma è questo il ruolo che ci si addice? in che modo combattiamo il sistema pep, solo sputando ironicamente addosso alle criticabilissime iniziative canonizzatrici o proponendo altre linee?”

    Sono tutte bazzecole e pettegolezzi da mancate prese e mancati afferramenti! E mi riferisco a ciò che tu riporti perché te l’hanno detto o lo pensi tu.

    Mi pare che gli stimoli non siano mai venuti meno, la presenza c’è: testi
    recensiti, note, letture (a breve il Corvo su “Canti del caos”), insieme a
    polemiche, la cui goliardia è solo la faccia superficiale. Siamo più
    che mai presenti, ripeto, e davvero tiriamo fuori la sostanza a prescindere
    da spazi che nessuno può darci. Lo spazio nostro, di Nabanassar è stato ed è quello che vedi.
    Del resto cosa significa Nabanassar sarebbe potuto diventare questo, sarebbe potuto diventare quello? A me non significa nulla. Lo scopo per cui è nato, si è mantenuto e si mantiene. Il Corvo è presente sulla scena culturale italiana, partecipa, a suo modo, con le sue peculiarità; io col mio. Tu col tuo, un po’ claudicante per via di dubbi.

    Dunque, io non vedo problema. Se non che, credo, la gratuità dell’essere e dell’atto, inizi a stare stretta.
    La diversità tra noi e il resto della ciurma è a tal punto lampante, sta
    alle fondamenta di ogni serio discorso che davvero non comprendo come si possa uniformare il nostro percorso a quello dei mille e mille e ancora
    mille infoiati di sillabuzze, a meno di stravolgere un modo di stare al
    mondo.

    Fin quando le affinità reggono si continui, quando si spezzano ognuno per la sua strada, nel rispetto di un passato riconosciuto per quello che è: solidale, forte, affettuoso, leale, onesto.

  7. Nabanassar è quello che è. Non capisco le critiche, in controtendenza, forse, ma pur sempre aspre verso iniziative elaborate da cosiddetti tessitori. Fare il nostro mi trova in pieno accordo, con tutte le forze donare il proprio contributo, su questo nessun dubbio e nessuna zoppia. Dubbi, paure d’abbandono, afferramenti presunti e desideri mancati sono pessime allusioni angelo e non mi sfiorano. Il mio intervento intendeva soffermarsi sull’eventualità di dialoghi che da certi nostri atteggiamenti sono assolutamente improponibili. I miei dubbi tentano di smuovere il nostro habitus che comunque appare esclusivo (lo penso io e ne ho notizia, che importa meno e non fa che rafforzare i miei dubbi).
    Ho fiducia in nab, in quanto gruppo dialogante, attenti a non esagerare nel disprezzo… da continuare.
    Non mi sta stretta la gratuità di una passione che è esigenza, anzi mi calza in tutto e per tutto, il meno presente… statistica della presenza? intendiamoci in libertà che di paradossi ne viviamo già abbastanza, angelo sai come mi vanno le cose e quando ho tempo non leggo contemporanei, viventi, narratori – vado ai miei morti e mi compilo la domanda di aggiornamento scolastico

  8. Personalmente trovo irrilevante, quando non dannoso, moltissimo di quel che giunge da “fuori”. Piu’ che disprezzo o habitus esclusivo, direi lontananza ontolgica, estetica e di prassi. Mi sembra poco elegante mantenere le cordialita’ con persone che trovo anche simpatiche, ma che nella prassi disistimo. Quindi ignoriamoli, cosi’, senza rancor.

    Gli “interventi” qua e la’ in rete, piu’ o meno goliardici, si inseriscono in discussioni pubbliche che dovrebbero essere letterarie ma che poi, stringi stringi, nel loro svolgersi mantengono sempre poco: si arriva a patenti, autorizzazioni, briciole o curriculum. Fatevi questo sindacato e fatela finita, no? Abbiamo il Moige, avremo anche il sindacato acculturati esasperati a beneficio delle bestie ineducate.

    Per rimanere nella prassi di un modello che mi garba, e che sicuramente puo’ essere preso quale punto di partenza pratico, cioe’ Moresco, basta guardarne la vita, il rapporto con la letteratura, quello con l’ambientino stesso e infine la tensione all’Opera. Uno che ha iniziato a scrivere a trentasei anni e ha finito di farlo a sessantuno, scrivendo quello che ha scritto, vivendo quello che ha vissuto, dice tanto sugli errori da evitare: evitare di dar retta a cazzi e cazzoni, per esempio.

    Il post Moresco, nella mia ipotesi di lavoro letterario, e’ la desessualizzazione dei rapporti umani. Un bell’obiettivo, assieme ad altri piu’ vicini alla poesia, che va increato letterariamente. Dove trovo il tempo (e le motivazioni) per fare anche public relation ed occuparmi delle condizioni materiali del fare letteratura (che per inciso per me si riducono ad avere una penna e un bloc notes, se non addirittura mandando tutto a memoria)? Nulla chiedo, nulla voglio, nulla do, in questo: e’ un gioco a somma zero che non danneggia alcuno.

  9. Gianluca, ho letto nelle tue parole insofferenza verso la conduzione di Nabanassar. Ho cercato di comprendere, magari sbagliando, cosa ti ha mosso. Le mie parole si sono addensate attorno al nucleo riportato sopra, mi è sembrato fuori tono e fuoco, come se davvero da dieci anni a questa parte stessimo ricreandoci, giocando, “arricreandoci”! Mah?!

    Quando parlavo di afferramenti e prese, facevo riferimento alla voce comune e pettegola, la frase non ben formulata ha trascinato te in mezzo. Non era voluto. Tuttavia, a questo punto, non so più se dare ragione, disarmato, a ciò che la torsione ha provocato, in sincerità, o alla mia intenzione prima, poi deviata.

    E dobbiamo intenderci pure sul disprezzo. Dinanzi alle “furbizie”, al pantano dell’amico dell’amico, dinanzi alla scatoletta di Tulip spacciata per Fiorentina, mi legittimo a dire ciò che penso e a prendere posizione e responsabilità. Tu chiami disprezzo, dove al fondo vive la radice.

    Per il resto, riguardo alla tua presenza: certamente sei libero, figurati! Però è anche vero che in quanto redattore di Nabanassar ti sei da tempo eclissato, vedo che sei attivo in altri luoghi, più che in Nab, e a noi sinora hai solo proposto le recensioni e le segnalazioni dei tuoi libri. Mi pare dunque legittimo richiederti maggior presenza, anche presenza di cuore, da cui il dialogo.

    Quanto alle cose e a come vanno: non mettiamole in mezzo, ho rispetto per la tua persona, a che pro puntualizzare. Ognuno ha le sue, di cose; l’opera, però, esige il visibilio.

  10. cosa dire? capisco le esigenze tue pep ma non capisco il discorso sugli ambientini, non ho nessuna simpatia perché conosco in maniera irrilevante le persone degli stessi, mi limito a quello che ogni tanto leggo su riviste e web e ai testi. Come te penso che dipenda da ciò che si cerca; non ti dico di concordare, semmai di riflettere sulla nostra stessa volontà: non occorre certo appellarsi a paradigmi o sperimenti neuroscientifici per ragguagliarsi sulla sua instabilità e decentralizzazione, basta riguardarsi anche a volo quel vecchio marpione di Nietzsche per capire che nessuno cerca nessuno e niente cerca niente – big splat o dell’eterno ritorno. La mia responsabilità, Angelo, ha bisogno di criteri altri e continuo a dubitare della mia posizione, una libertà schierata è una fandonia, la necessità è un’altra cosa e non fai che sentirla, prendi pure posizione dove vuoi ma spiegami l’astio solo sui testi come a volte sai ben fare, altrimenti è pur sempre società delle lettere, forse è sempre società delle lettere. Non parlo di metodologia della gestione (o conduzione), mi riferivo ad un’autoanalisi che però viene fuori man mano grazie a questo estraneo contesto che è il nostro blog; non sarà il visibilio dell’opera ma comincia ad investirmi e, nell’attrito, ad illuminarmi.
    In ultimo, attualmente, continuerò a mandarvi quel che di mio produco, se altri input non ho, non ho. Se riuscissi a cacare di sola volontà… sarebbe l’utopia, ma questo è un altro topos (posto, post e così via)

  11. ops, chiudo la prima botta al cerchio con una sterzata d’opinione, hai ragione pep, il tempo è denaro e ho compilato la mia domanda di aggiornamento, se devo mettere in mezzo, mettezzo tutto me. Quali allora i confini dell’opera?

  12. Ma che astio, Gianluca, perché mai dici queste cose! Che fa, mi sono rivoltato per caso al contrario i pensieri e non lo so? 🙂

    Ciao.

  13. Ma tu ce l’hai un’idea del serpentello che mette questi cattivi pensieri in testa a Gianluca? Io ce l’ho, potrei indicarne almeno due! 🙂

  14. pep, ma che serpentello serpentelli? Angelo astio sarà fretta, invidia o odio, niente di male i tre ma non è il tuo caso, sei un pacifico sotto la scorza. Io non riesco più a picchiare neanche per scherzo invece, ergo non rompete, me la faccio distante dalla rissa se non ci trovo la scatenante.

    p.s. a proposito di rissa un pezzo di brullo sull’ultimo di atelier mi è piaciuto assai, tematiche e autori molto miei; anche un’autodifesa abbastanza scartavetrata e scartavetrante in sfogo, niente male…

  15. Hola Gian, Brullo su Atelier? Vedi come nascono le opportunita’ di apertura, dai testi che sentiamo affini? Dicci di piu’. Se son dialoghi, dialogheranno!

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