Ritratti: Il Fogliamara

Il Testa Bassa entra, rigurgitante mobili umori, occhi incassati nell’impiantito, lontananza del piede sinistro dal destro, pelo bianco e nero, ano appeso. La mediocrità ci fa progredire, o le cacche predestinatrici? Ma c’è una cannula d’aria che si fionda in pompa già dalla breve progenie all’isolotto incarnato in convinzione. E quando l’idea incrostata vola, sepolta dal ghigno salmastro dell’inaudito, via dalla finestra – pur mantenendo al caldo, indisturbata, non sia mai, la sua visura – il piede destro si fa largo a destra, il sinistro ruota le sue cornee e il pallone gonfiato si aggrappa ai capelli della domina.

Perché, tanto bello bello, non si appalesa col sorriso? Perché una così grande ghiottoneria nel mangiare i segnali quotidiani, la relazione? Un senza tempo!

O sacco del culo, o piena forma d’alito, troneggia, o specie primitiva, riempilo di graffi e fallo caracollare, ché si rida.

E l’uomo con l’attributo a clava apre le ali per schiantarsi coi suoi mille peli e mille neri e bianchi. Dove il peso, per chi osserva, lava il sangue agli automi? Non sarà che capitò nel morso d’autorità? E’ pieno di pustole, concrezioni e pendenze pedantesche, fantesco.

Niente, un po’ di muco te lo spalmo sotto il naso, al baffo, non mi va che tu possa galleggiare fra le nuvole, o santo.

Credo abbia mangiato la foglia, amara gli è saputa, è diventato: il Fogliamara.

Nella sconsideratezza di ogni solleone gravita sempre la madonna, la sua padrona. Neanche se ne accorge. Aguzza l’occhio pavimentale, toro circonfuso di fumi cerca il punto di rottura dell’ostacolo, dell’ara su cui cadrà. Tiene in mano il breviario degli appuntati col pizzo, ruzzola, spazzola, però miagola. Io tronco, spilla, lisa e chiara fama sfondo.

Di tutto ciò, che so, che ne so, o non so, non provo niente.

Qualora subissi una domanda dal Fogliamara, non vedo, non sento, ti chiamo a testimonio: per tutta la faticosa stirpe razziata che dietro ti tiri, per la servitù indifesa che ti opprime, per la canizie a metà.

Niente, a tinchitè sufficienza, a causa della canizie che lo abita, e il fiato rovinoso.

Eccolo, servendosi di piede sinistro e destro, sullo stallo. Lasciamola parlare la rancorosa fede dell’intelligenza.

(Angelo Rendo)

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7 risposte a "Ritratti: Il Fogliamara"

  1. Via, nel weekend arrivo io: parlucchio un po’ di “How not to write a novel”, il simpaticissimo librino dei creative writers americani. Nello mangera’ la foglia.

  2. Lo so, aprirai pure tu una scuola di scrittura creativa, e mi toccherà calarmi le mutande e spetazzarti tutto! 🙂
    Nello ha mangiato la foglia da un pezzo, anzi, ha mangiato la pannocchia tutta!

  3. Una notizia sconvolgente!
    M’è parsa quasi una sigla psicotropa, l’ho letta al contrario…

    Un caro saluto e a presto, intanto spargo la voce 😉

  4. Ponte radio con Zycron di nuovo attivo, capo. Le turbolenze intergalattiche avevano restituito il pianeta al suo nascondimento naturale, ma la Telecom insiste e raggiunge i suoi scopi. Chiamare il 187 per nuove istruzioni. Saluti inglesi a tutti voi, saluti all’appuntato che intercetta questo dispaccio.

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