La smania

A me pare che si stia vivendo in un’epoca grande e livellatoria. Chi cerca smaniosamente di farsi largo o chi lo spazio l’ha trovato, nella piccola testa, è cancellato da fango e da sole. Sulla carta, sulle carte appare il contrario, mentre è tutto sangue, uguale, indistinto, quello blu non è mai esistito, se non nelle piccole teste “inseguitrici”.
Ci si annusa come cani e ognuno sceglie l’amo che può tirarlo fuori, non certo è possibile fare proselitismi, alzare polveroni, ché altrimenti la cerca si riduce al “boom”, al colpo, al “sedersi bene”.

Ringraziamo le reti e denudiamo le smanie.

18 pensieri riguardo “La smania

  1. Bene, a questo proposito usero’ il post per segnalare tutto lo SPAM (segnalazioni commerciali o promozionali non richieste… ben differenti in modi e forma dalle proposte letterarie, che invece interessano ancora) che arriva alla mia casella nabanassariana.

    1- 29/10/08 12:41:33 pm, …Rocco BRUNO – PS: il suo indirizzo mi è pervenuto da una news letter della Joker edizione, scusate qualora abbiate ricevuto questa mail contro il vs personale interessamento. (commento mio: scusato, scusato… basta che non mi scrivi piu’)

  2. SPAM #2

    World Gates Press Agency – Sent: 29 October 2008 18:57

    Il momento è difficile, ma non investire oggi vuol dire perdere clientela, non aprire nuovi mercati, bloccarsi. La soluzione è affidarsi a professionisti della comunicazione, i costi per un ufficio stampa sono molto contenuti, la tua comunicazione dura un anno e arriva in tutta Italia.

    (commento mio: STICAZZI, oh! Il momento e’ proprio difficile.)

  3. In effetti diventa molto noioso star dietro questo can can… pero’ i tentativi a volte sono apprezzabili, soprattutto quando fondati su una idea del mondo compiuta. Questo e’ l’unico motivo serio per il quale ancora guardiamo certi luoghi; il motivo faceto e’ che e’ gratis ed e’ quasi meglio di chi vuole far ridere per professione.

  4. Abbiamo un duocorno: il cogito che cerca di ingrigliare il fenomeno e il fenomeno -estetico prima di tutto, oggi lo dimentichiamo- che si manifesta induttivamente e per via di senso.

    A livello di cogito, mi ritengo soddisfatto nell’apprendere ipotesi di lettura dei fatti testuali e loro catalogazione, secondo i diversi punti di vista dei vari studiosi (qui cortellessa e donnarumma). Sara’ mia briga verificarli o falsificarli, come in un normale procedimento sperimentale.

    A livello di fenomeno, quindi dell’opera letteraria, il cogito non puo’ che intercettare una parziale fetta del totale messo in gioco dal testo stesso. La letteratura “accrescitiva” del nostro totale vivente, soggettivamente elencata (come “libri che mi hanno cambiato la vita”) cozza quindi con i libri di altri totali viventi, che si sentiranno accresciuti (o non toccati, o diminuiti) dai libri che noi riteniamo fondamentali.

    Tema: sviluppino gli intervenuti (smaniosi) commentanti e i candidati (guardiani) topicanti le similarita’ cogitanti che tutti possiamo arrivare a concordare e le differenze (insanabili?) fenomeniche che non faranno mai di un libro un oggetto chiuso interpretabile da tutti i lettori allo stesso modo.

    Avete qualche luna di tempo. Incarico il soldato qui sopra di tracciare una linea di creta rossa sul masso totemico per ogni nuovo sorgere del sole e una linea nera per ogni nuova luna. Buon lavoro!

  5. SPAM #3

    Bartleby Factory – Mon 03/11/2008 20:59

    ………eventi commerciali vari e poi…………

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    Ciao, a presto! (ma lol, ADDIO piuttosto… a mai piu’ risentirci… CANCELLA, CANCELLA)

  6. La “patente antichità” di Ottonieri sta prima, dentro e attorno a queste lettere da lui scritte poco sopra: “direbbe il Frasca: la lettera che muore”.

    Volevo chiedergli se veramente comprende ciò che scrive, cioè quanto vi crede? C’è dentro? O forse abbraccia, stringe troppo la materia? Intendo dire: non si sente carico di “letto”, soporifero?
    Si rende o no conto di non essersi ancora trovato e di nemmeno impegnarsi a farlo, se artaud-sanguinetianamente scrive, crudelmente?
    Non si sente un soperchio?
    A me pare che sia impossibile “formarsi” in abito di poeti e critici emanazione.
    A tal punto connotate, le vostre parole, da vederle comprabilissime al mercato delle Lettere. Questo è il vostro reale. Come io ho il mio.

  7. Ma gli dai pure retta? Da tutto l’arzigogolo di minchiate & vanita’ in quel colonnino, davvero esce sconfitto il principio di realta’… bambini, psicotici, sare palin, questo si legge.. Grave che nessuno risponda alla domanda determinante: chi paga tanta immondizia?

  8. Te l’avevo detto, te la sei cercata. Adesso siamo i “supergiovani”:
    http://it.youtube.com/watch?v=NhqXuLL6gg8

    “Argento vivo, sbiancate, figu, oklahoma,
    Sigarette, puttano, paciugo, garelli, smarmittare,
    Figa, figa pelosa, figlio di puttana, porco dighel!…”
    “Ma ragazzi, io lavoro tutto il giorno,
    Tiro il carrello, scarico la frutta dentro nel verziere…
    Mi arriva il primo fesso con la moto scureggiante e mi sveglia!”
    Chi e’ quel giovanotto indisponente
    Con la Vespa scoppiettante
    Che disturba la mia pubblica quiete?
    Vedo un qualchecosa sul giubbotto,
    Poi c’e’ scritto che c’e’ scritto?
    SG. Chevvordi’? Che e’, Sandro Giacobbe?
    Impossibile, Sandro non ha lo spessore;
    E poi c’ha il mantellino, minimo dev’essere,
    Che so, un illusionista, un contorsionista.
    No, ma e’ un supereroe. Hai indovinato, matusa.
    Sono Supergiovane. Eh, ma ditele prima le cose, no?
    Sfreccia, impenna, esclama porco dito,
    Io rimango abbrustolito dalle fiamme espulse
    Dalla petomarmitta; motociclo o motocarrozzetta,
    Sgomma, inchioda, va a manetta, fa cagare addosso
    I matusa e il governo. Lui li stordisce con le
    Fiale puzzolenti, poi li subissa di cingomma
    Nei capelli e li finisce sputazzando il riso
    Con la penna bic. Mi piace quel ragazzo. Perche’?
    Sto diventando forse ricchione? Ma ditemi
    In sostanza se c’e’ qualcuno che affronti
    Il governo e i matusa con grinta e simpatica verve
    Come quel matto di Supergiovane. “???, Orecchino!” Supergiovane.
    “Sburra, pizzette, giornali di donne nude!”
    Subdolo il governo si avvicina travestito
    Da piscina traboccante di analcolico biondo.
    Un giovane si tuffa nella vasca come un vero
    Gianburrasca, ma a contatto con il liquido
    Esclama: “Vaffancuore. Questo e’ il terribile
    Analcolico moro. Aiuto, Supergiovane!”
    Scatta Supergiovane e derapa, soccorrendo
    Il il l l Capotel il Canopeta il Capotel
    Il Catop Catoblepa, il Catoblepa. Superdgr e derapa
    Soccorrendo il Catoblepa, che purtroppo sta
    Tirando le cuoia. “Addio, Supergiovane. Per me
    Ormai e’ finita”. “No!” “L’analcolico moro e’ entrato
    In circolo”. “Non dire cosi’, amico Catoblepa.
    Ecco, prendi questo!” “No, ma.. cosa…?” “Ah” “Ah”
    “Sss” “Ah h h!” “Ah… Catoblepa ?! No. Assassini.”
    Catoblepa Catoblepa, io ti dono le mie Tepa
    Per il viaggio che conduce all’aldila’.
    “Governo bastardo!”. Catoblepa, Catoblepa, Catoblepa,
    Catoblepa, Catoblepa, tu mio amico morto,
    Io vendicherotti. Ed ora, la mia arma finale.
    E Supergiovane da’ fuoco a uno spinello col quale
    Affumica il governo che, all’istante, passa all’uso
    Di eroina e muore pieno di overdos. Mi piace quel
    Ragazzo. Perche’? Sto diventando forse ricchione?
    Ma ditemi in sostanza se c’e’ qualcuno che affronti
    Il governo e i matusa con grinta e simpatica verve
    Come quel matto di Supergiovane. Supergiovane.
    In un tripudio di miccette il governo esplode
    E i suoi brandelli in cielo compongono la scritta
    ZIO CANTANTE, che sta a significare lo scorno
    Dei matusa mentre i giovani limonano felici
    Esaminando giornali tipo Lando, che ritornano
    Alla luce dopo un’era di arbitrario oscuramento,
    Grazie al provvido intervento che opero’ quel
    Sacramento di Supergiovane. Supergiovane salva
    Il giovane, libera la giovane. Super, super
    Supergiovane. Cantiamo la nostra gratitudine –
    Gratitudine gratitudine – a questo raro esempio
    Di rettitudine perche’ siamo una moltitudine.
    Super, super, super, super, supergiovane.
    E ora cantiamo la nostra longitudine, latitudine,
    – latitudine – Cosa c’e’ nel mare?
    La torpedine. Cosa c’e’ in Friuli? Trieste e Udine.
    Bravi. Grazie. Prego. Bravo. Grazie. Tenchius.
    Tenchius. Fenchius. Fenchius. Tenchius supermuch!
    E non e’ finita: per festeggiare, offro cocacola
    Con l’aspirina a tutti, Yeh. E fra dieci minuti
    Voglio vedervi tutti in acido. E ricordate:
    Ovunque ci sia un giovane in difficolta’, ovunque
    Ci siano persone, cose, animali, citta’, fiumi,
    Fiori, governi, marche di automobili che cerchino
    Di limitare la vostra gioventu’, la’ ci sara’ lui
    Con le sue miccette sempre accese. Perche’
    Supergiovane e’ allegria piu’, Bulgaria piu’,
    Sciatalgia piu’ piu’ piu’. Fave, fave. Allegria
    E Bulgaria che sciatalgia. Siamo forse secchioni?
    No. Siamo forse matusa? No. Siamo forse governi?
    No. Siamo forse checchineris? No. Siamo forse bulicci?
    Iarrosi? Buhi? Puppi? Posapiano? Orecchioni?
    Mangiatori di fave? Orrendi? Rammendati?
    Giuisci? Meiusi? Magutti? Fenderi? Finestrati?
    Oietti? Samanettati? Rautiti? Semeiuti?
    Aperitaviti? No. Aperitivi? Si.

  9. #

    Caro Ottonieri, la calma è la virtù dei forti.

    Sgombriamo il campo da equivoci: qui, l’”unico” che si è messo a gridare e a fare la voce grossa è lei, con tutto il papirone impermalito da professore della scrittura versato. E’ lei che dà patenti, lei che è patente!

    Sono certo che il fraintendimento non faccia altro che allontanarci ancor più di quanto siamo lontani. C’era da aspettarselo ed è una conferma dell’aria bitorzoluta, gerarchica del tempo. Laddove c’è tirannia di valori.

    La sua “antichità” (Frasca è cosa per il suo palato, non per il mio): per dire che alle mie orecchie lei suona in un gruppo che del “reflusso” e dell’amicalità da “reflusso” ha fatto arte, un intruppato.
    “Antico”: per dire modesto, solito e illeggibile modaiolo. Non certo luminoso.
    Continuo a reincollarla fra gli “smaniosi”, preziosi futuribili intelletti italiani, figli di grandi padri, ai quali (figli) è stata negata la grazia. [Davvero un anello che non tiene! E non c’è nulla di male in tutto ciò, a saperlo, però.] E gli è rimasta solo la categoria del montaggio, del riporto, calvi che si credono coi capelli sol perché li hanno tagliati.
    Certo che deve continuare a credere in ciò che fa (m’è bastata “La plastica della lingua”, otto anni fa), ci siamo detti tutto. Mezza parola!

    Cosa sia scrivere io non lo so, il danno è proprio che lei lo sappia così bene. Non sa quante cose si sta perdendo!

    Infine: caro mio, qui dentro, uno degli “unici” sei tu, io sto bene dove sono, mai vorrei ferirti, e dispiace che uno sparuto intervento sia preso per cagata del cazzo. E uno psicotico non può essere mio interlocutore. Passerei e svolterei, tanto per sentire lo spirito del tempo.

    Stammi bene,
    Rendo.

    #

    Dimenticavo.

    Il fantasma d’altra carne Ottonieri – smanioso di cambiar nome per rendersi riconoscibile, unico e sprovincializzato, come un altro nostro grande dei nostri tempi giovanili, Pincio. [Non ho mai capito queste scelte prone, e tutte italianamente trendy] – il quale così scrive: “Un realismo “radicale”, può voler dire allora provare a situarsi alla radice, indicibile, refrattaria alla simbolizzazione, del reale o anche della pura sfera dell’oggettualità; e, trovato quel punto, non semplicemente stilizzare: ma, assai più Elementarmente, “formare”. (Che forse, pur in catàbasi, o amniotica natazione nel guazzo della materia, è ancora una forma di trascendenza).”, dovrebbe almeno spiegare, uscendo dall’imbozzolatura, come si concilia il “realismo radicale” (forse intende “realismo radical-chic”, e allora tutto cambia) con Sanguineti e neo-avanguardia.

    E’ tutto. O nulla.

    Saluti.

  10. Si flama su nazione indiana, qua: http://www.nazioneindiana.com/2008/11/03/tra-zero-e-due-meno-meno/

    sono arrivati gli ufo: vedono berlusconi ovunque, parlano come nei fumetti e non si capisce una beata fava di quello che blaterano: mille libri presi a caso, trentamila citazioni senza capo ne’ coda… psicotici rollano rollano operosamente una betoniera di parole, riempiono il loro vuoto argomentativo con un fiume di riporti sconclusionati… hanno liberta’ di insulto e se dici che insultano loro, ti rispondono che sei berluscoide; se dici che sono psicotici, ribattono che sei psicotico tu… sembra specchio-riflesso dei bambini… e’ veramente un magistero tenuto in vita artificialmente, ad elio; al che uno si chiede: ma e’ davvero un male se l’universita’ italiana, questa universita’, chiude?

    ———————-

    da wikipedia (che non fa citazione accademica, ma possiamo contentarci): Il termine “psicosi” fu introdotto nel 1845 da Von Feuchtersleben con il significato di “malattia mentale o follia”. È un grave disturbo psichiatrico, espressione di una grave alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà, inquadrabile da diversi punti di vista a seconda della lettura psichiatrica di partenza e quindi del modello di riferimento. I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto del pensiero e disturbi della sensopercezione.

    * Disturbi di forma del pensiero: alterazioni del flusso ideatico fino alla fuga delle idee e all’incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;
    * Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente delirante;
    * Disturbi della sensopercezione: allucinazioni uditive (a carattere imperativo, commentante, denigratorio o teleologico), visive, olfattive, tattili, cenestesiche, geusiche.

  11. Adolf Loos ha scritto un saggetto dal titolo “I superflui”.

    “…abbiamo noi bisogno degli ‘artisti delle arti applicate’? No. Tutte le industrie che sono riuscite, finora, a tenere lontano dai propri laboratori questo superfluo fenomeno hanno raggiunto il loro più alto livello. Soltanto i prodotti di queste industrie rappresentano lo stile del nostro tempo. Essi esprimono a tal punto lo stile del nostro tempo che noi – è questo l’unico valido criterio di giudizio – non notiamo affatto che abbiano uno stile.
    […]
    “Noi abbiamo bisogno di una “civiltà da falegnami”. Se gli artisti delle arti applicate si rimettessero a dipingere quadri o scopassero le strade, l’avremmo.”.

  12. e lasciali perdere su… ho capito che hai costruito il pezzo sulla smania, ma adesso stai tenendo in vita gli stramorti… ti attacchi pure con cossu ora?

  13. Le difficolta’ della critica e dei suoi compiti di mediazione tra opera e fruitori, nascono oggi da un corto circuito. Il “leggo, mi emoziono, mi piace, ne parlo” (classico del lettore ingenuo ma neutrale, che questo cerca nei discorsi sulle opere) e’ sostituito dal “ho studiato, dispongo di qualche centinaio di citazioni, scrivo” (del lettore scafato, ma anche dello scrittore militante e purtroppo anche dei critici).

    Se la critica vuole essere un dispositivo retorico, non attacca piu’ perche’ ognuno e’ sufficientemente scafato da costruirsi una retorica propria, piu’ o meno raffinata; se la critica vuole argomentare razionalmente, diventa uno studio di sistema a prova di falsificazione e perde il senso dell’opera artistica; se la critica vuole fare divulgazione, trovera’ sempre specialisti piu’ addentro ai modelli ai quali rimanda. Se la critica vuole fare politica, si scontrera’ con la mancanza di consenso che la nanifica.

    Dunque? E’ un problema di postura. E’ tutto bianco o e’ tutto nero, tutto oggi sembra procedere per acclamazione. Forse il punto e’: la critica sta diventando, per ragioni di selezione ai (pochi) posti di potere (misero, ma potere… fare il professore a 5000 euro al mese e’ ancora un ottimo scopo nella vita italiana, Onda o non Onda) un discorso simil-matematico, costruito per sequenze di frasi logicamente correlate e non falsificabili. Per cui gli accenni alle neuroscienze e i rimandi colti fatti qui dentro, sebbene bellini e fighi, senza una codificazione dimostrata di causa-effetto diventano un vezzo e poco altro.

    E le definizioni di principio, le lotte argomentative per le quali un critico/pensatore deve affermare la propria visione dei fatti artistici (i testi letterari, qui dentro), non funziona piu’ per convincimento o seduzione prima di piccoli gruppi, poi mano mano di altri gruppi, ma funziona per autorita’: io sono Pollo de’ Polli, illustre cattedratico/scienziato/politico, ho scritto mille libri e possiedo un armamentario di millemila citazioni che annichileranno qualsiasi logica e ogni ipotesi di condivisione (Policastro-like, che se le dai contro ti da’ del berluscoide, in pieno transfert emulativo).

    Allora non so… sicuramente Casadei appare molto pacato e la sua prosa discorsiva sicuramente interessante, ma il punto necessario ancora non viene scalfito: cosa sta cercando di dire alla comunita’ allargata questo scritto? I commenti problematici nascono da questo.

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