Paul Muldoon in italiano

libro muldoon

E’ finalmente uscito il selected in italiano di Paul Muldoon, curato da Luca Guerneri e pubblicato da Mondadori. Disponibile in libreria dal 15 aprile.

Riproponiamo qui l’intervista a Luca Guerneri per “nabanassar”, di qualche anno fa, e alcune poesie di Muldoon tradotte da Giuseppe Cornacchia e già apparse sul sito. Cornacchia sta lavorando autonomamente ad una selezione muldooniana di 20-30 testi che sarà pronta in estate.

2) Qual è il tuo approccio alla traduzione poetica e quale autore ti si adatta di più?

Questa è la classica domanda da un milione di dollari (sterline?). A un convegno sulla traduzione a Torino un paio di anni fa avevo paragonato la traduzione della poesia a un rigore calciato fuori dalla porta. Ma con stile ed eleganza, con la pressione del pubblico con il fiato sospeso, la rincorsa che solleva uno sbuffo di linea bianca, l’impatto sordo del piede sul cuoio gonfiato. Ma la palla finisce fuori e si ricomincia a giocare. Forse oggi direi che la palla ogni tanto finisce sul palo o sulla traversa ma la sostanza rimane quella. Anzi, maggiore è la consapevolezza della densità del testo, migliore è la tua capacità di lettura più aumenta la frustrazione di questa strana operazione del “dire quasi la stessa cosa”. Resta un grande divertimento e anche un ottimo modo per conoscere la poesia. Poi c’è la tecnica e quella si affina con il lavoro sul campo, evitare il poetichese, l’aggettivo per forza di cose prima del sostantivo, il compensare su altri piani quelle qualità formali quasi irriproducibili, dalla rima a al logoramento del cliché. C’è un libro davvero bello uscito per Quodlibet non molto tempo fa. La traduzione e la lettera o l’albergo nella lontananza di Antoine Berman, è una delle cose più belle uscite negli ultimi anni sulla traduzione. Rimette in gioco tutta una serie di categorie ormai abusate da Teoria/Prassi a Fedeltà/Infedeltà, costringe a un ripensamento dei dualismi che hanno caratterizzato da sempre la storia della riflessione sulla traduzione e dai quali, così mi sembra, anche certi approcci recenti di ordine ermeneutico non sono riusciti a saltare fuori (penso ad Apel). Ah, e anche il volume che Giometti ha scritto sul rapporto tra Heidegger e la traduzione, uscito sempre per quodlibet. Direi che ultimamente l’approccio che mi interessa di più sta da quelle parti.     

 

l’intervista continua su: http://www.nabanassar.com/intguerneri.pdf

“The stoic”, “The merman”, “Why Brownee left” tradotte da Cornacchia: http://www.nabanassar.com/cormuld.pdf , http://www.nabanassar.com/duemuldoon.pdf

 

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7 thoughts on “Paul Muldoon in italiano

  1. L’ho preso ieri mattina in libreria.

    Propongo due poesie:

    HEDGEHOG

    The snail moves like a
    Hovercraft, held up by a
    Rubber cushion of itself,
    Sharing its secret

    With the hedgehog. The hedgehog
    Shares its secret with no one.
    We say, Hedgehog, come out
    Of yourself and we will love you.

    We mean no harm. We want
    Only to listen to what
    You have to say. We want
    Your answers to our questions.

    The hedgehog gives nothing
    Away, keeping itself to itself.
    We wonder what a hedgehog
    Has to hide, why it so distrusts.

    We forget the god
    Under this crown of thorns.
    We forget that never again
    Will a god trust in the world.

    RICCIO

    La lumaca si muove come
    un hovercraft, sostenuta dal
    cuscino in gomma di se stessa,
    condivide il suo segreto

    con il riccio. Il riccio
    non condivide il suo segreto con nessuno.
    Diciamo, Riccio, esci fuori
    da te stesso e noi ti ameremo.

    Non ti vogliamo fare del male. Vogliamo
    soltanto ascoltare quello
    che hai da dire. Vogliamo
    le tue risposte alle nostre domande.

    Il riccio non concede nulla,
    si fa i fatti suoi.
    Ci chiediamo cos’abbia da nascondere
    un riccio, perché è così diffidente.

    Dimentichiamo il dio
    sotto questa corona di spine.
    Dimentichiamo che mai più
    un dio avrà fiducia del mondo.

    THE BRIEFCASE
    for Seamus Heaney

    I held the briefcase at arm’s lenght from me;
    the oxblood or liver
    eelskin with which it was covered
    had suddenly grown supple.

    I’d been waiting in line for the cross-town
    bus when an almighty cloudburst
    left the sidewalk a raging torrent.

    And though it contained only the first
    inkling of this poem, I knew I daren’t
    set the briefcase down
    to slap my pockets for an obol –

    for fear it might slink into a culvert
    and strike out along the East River
    for the sea. By which I mean the “open” sea.

    LA VALIGETTA
    for Seamus Heaney

    Tenevo la valigetta a una certa distanza;
    la pelle d’anguilla
    marrone o sanguinaccio che la rivestiva
    diventata improvvisamente flessibile.

    Avevo aspettato in fila l’autobus che attraversa la città
    quando un potente scroscio
    fece del marciapiede un torrente in piena.

    E benché contenesse solo la primissima
    vaga idea di questa poesia, sapevo che non osavo
    mettere giù la valigetta
    e smanacciare la tasca alla ricerca di un obolo –

    per paura che strisciasse dentro a una conduttura
    e puntasse lungo l’East River
    verso il mare. E qui intendo il mare “aperto”.

  2. Grazie! Mi dicono 400 pagine… quante poesie ha tradotto? E che apparati critici ci sono? Vedo se riesco a trovarlo su amazon o me lo faccio mandare dall’Italia. A te piace?

  3. Di nulla! Sì, circa 400 pagine. 98 poesie tradotte. Due esigue pagine di note e una postfazione dello stesso Guerneri di quasi 10 pagine.

    Se non lo trovi su amazon, te lo mando io, fammi sapere come preferisci.

    Ho letto 37 poesie. Ti dirò alla fine.
    Certo, non sono attirato dai narratori in versi. Però riconosco la spregiudicatezza e l’esilaranza, la spigliatezza, il far poesia senza farne.
    A me, nel fondo, non interessa l’ “immram”(il “viaggio”), mentre la poesia di Muldoon è un bastimento carico, appunto, in viaggio.

  4. Guardavo la collezione completa degli Specchio Mondadori… dovrebbero essere ormai 45 uscite e gran parte sono libri di italiani della generazione ’40 e precedenti, libri della fase matura che aggiungono poco al discorso personale dei singoli autori e a quello complessivo sul secondo novecento italiano. Fra i più giovani: Dal Bianco (bel librino), Anedda che potrebbe piacere a te e non ricordo se anche il primo Riccardi. Ovviamente De Angelis (tema dell’addio) e Bacchini (contemplazioni meccaniche e pneumatiche) li considero fuori categoria, ottimi colpi.

    Ma ci sono anche perle straniere: Bonnefoy, Adonais, Heaney, Strand, Armitage e ora Muldoon, che è uno dei più corposi (400 pagine!). Che abbiano lasciato a Guerneri anche la postfazione, senza accompagnarla di cappelli più distaccati (rispetto al lavoro proprio del traduttore), mi fa pensare che in Italia davvero non lo leggesse nessuno, il Muldoon. E’ comunque vero quello che dici, di una poesia abbastanza lontana dalle tradizioni italiche… l’unica rimembranza è quella con Montale, del quale ha tradotto “l’anguilla” e che di mio sto ritraducendo in italiano per vedere cosa ne esce, a mezzo secolo di distanza.

  5. LO STOICO

    Alzare lo sguardo per trovare un cerbiatto avvolto nella juta
    a mezza strada sul canale ghiacciato, un manovale irlandese
    [che è stato là da un sacco di tempo
    con la sua pala dalla lunga coda o ampia vanga
    con qualunque piede vangasse a mostrare il bendaggio

    che gli risparmiava un po’ di spacchi e strappi ma non abbastanza
    [perché non ci fosse uno sgocciolare
    di sangue attraverso lo straccio di lino,rosso ottimamente ripreso
    [dal turbante
    che sfoggiava,quei rossi a regalare un pochinodivivacitàallatetra
    scena di suburbano o -ammettiamolo-urbano

    sviluppo disordinato, ma giusto un pochino. Questo assomigliava
    [di più a quel pomeriggio il marzo scorso
    quando ricevetti la tua telefonata da St.Louis e invecediberciare
    come si dovrebbe berciare e sbraitare al pensiero del tasso
    della tomba di Deirdre che quasi quasi intrecciava a quello
    [della tomba di Naoise,

    invece di vibrare come un arco di tasso ol’impareggiabilearancia
    [dell’Osage
    al pensiero di nostro figlio già scomparso alla vista
    prima che rientrasse completamente a tiro,
    mi ripresi sotto il Gateway Arch

    e guardai indietro di traverso,prima di tuttoper un’asolad’osso
    verso il punto in cui Souris
    non si era ancora unito all’Assiniboine,
    dove il Missouri

    non era ancora ingrossato dall’Osage,
    poi più avanti dove-diciamolo-ci sono adesso due cerbiatti
    sul canale ghiacciato, due manovali irlandesi che stanno là
    [da veramente un sacco di tempo
    con le loro pale dalle lunghe code o ampie vanghe.

    IL TRITONE

    Stava arando il suo unico solco
    attraverso il verde, pesante prato
    dell’acqua. Io seminavo il frumento invernale
    sulla riva, dove le nostre fattorie si incontravano.

    Non proprio un solco, davvero, ragionai.
    Nulla sarebbe maturato da quel suo lungo campo
    se non frangenti che crescono da frangenti,
    la falce-vento, la pioggia-erpice.

    Non desiderava forse possedere terra
    tale da poterla arare tutta in un giorno?
    E l’amicizia, l’amore? Qualità così?

    Ricordo questi stessi campi di grano o fieno
    quando le spighe falciate correvano alte lungo il terreno
    sentendo le grida di uno in difficoltà.

    PERCHE’ BROWNLEE SE N’E’ ANDATO

    Perché Brownlee se n’è andato e dove
    resta tuttora un mistero.
    Perché se c’era uno che doveva essere contento
    era lui: due acri di orzo,
    uno dipatate, quattro manzi,
    una mucca da latte, una fattoria con il tetto di ardesia.
    L’ultima volta l’hanno visto fuori ad arare
    una mattina di marzo, luminosa di buon ora.

    Per mezzogiorno era famoso;
    avevano trovato tutto abbandonato, con
    l’ultimo solco non arato, la coppia di neri
    cavalli, come marito e moglie
    a dondolare il peso da piede
    a piede, lo sguardo fisso sul futuro.

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