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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (V) Venustà balneare

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

VENUSTÀ BALNEARE

Ed ecco al mare un naufrago spogliarsi d’oli
senza lamento in flauto
nel gorgo scaracchiato in cui s’annaspa. Bea
oltraggio a riverite sponde
e farsi participio al soffio d’onda.
Se fosse l’ultima morrei due volte
a chi m’aspetta e a me
che non giacevo a questo male;
d’un sacco di mondezze -se ritorno
farò strame (e sale).
Se sono vivo chiedo a te
di questi affanni e in modo nuovo
prego un dio, pietoso, lo prego,
tra la salsedine di goccia che m’invade
più d’un attimo, un po’ di mare
un po’ di strozzo nella gola
e poca pace. Sto solo morendo
d’una fine che non avrei voluto fare.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (IV) Vo fora nelle strade

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

VO FORA NELLE STRADE

Vo fora nelle strade
e non c’è più semenza inaridita
a farmi male
e pensando faccio male
giacché ognuno ha la sua vita
ed è giusto che si vada
a mo’ di trenino chiuso,
l’ultimo attaccato al primo
ognuno al suo livello.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (III) Questa è poesia per macachi

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

QUESTA È POESIA PER MACACHI

Questa è poesia per macachi,
direbbe un uomo serio, accademico;
fatela leggere a una donna
e cambia il risultato.
È che siamo abituati a certe forme
desuete, maschiliste,
ma l’uomo è un sinistrato.
Vent’anni, chi è maturo inventa
ma l’uomo è un sinistrato,
per quanto si dia arie
non capisce o fa finta
chiamandola gavetta.
Io vado per i trenta,
sono uomo di scienza
avvezzo a dar di conto
e dico questo:
effeminiamo il mondo!
Ridiamo alla gleba sociale,
ai picchiatori, ai casparri,
alla gente che fa del veto
una bandiera.
Ho scritto, detto e fatto mille cose
in mille modi
perché tutti potessero capire
e hanno capito; che poi si diano
un tono, affar loro!
Io non sono innovativo.
Innovazione è Dubbel’s Handbook,
a saperlo usare. Scusi, lei
che giudica: cosa sa fare?
Sa cambiare una lampadina?
Non è necessario per fare poesia
ma aiuta, regala un’altra prospettiva.
Il poeta non è un poliedro?
E lei, che non sa fare proprio niente,
perché si spaccia per poeta?
È sensibile, forse?
Sa mettere in riga due parole
(al verso precedente c’è un errrore,
penserà, se proprio è tufo
(eccone un altro))?

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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SPAM – audiolibri per iPhone/iPad, libri cartacei e .pdf gratuiti

Per una settimana e fino al 10 Aprile, gli audiolibri di 25 mie poesie e 30 mie traduzioni per iPhone/iPad, realizzati nel 2012, saranno in vendita sullo Store Apple a 2.69 euro. Approfittate!

POESIE (1994-2004)

TRADUZIONI

Volendo, potete anche far fuori la fornitura de “La medieta’” di Angelo Rendo su Amazon.it (una sola copia disponibile, chi la prende?)

Visto che siamo comunque buoni e comprensivi, vi re-linkiamo il post contenente il .pdf gratuito de “La superpotenza”, che raccoglie le stesse poesie e traduzioni piu’ gli scritti brevi (2005-2012) di Angelo Rendo. Riguardatevi il trailer, se non siete convinti:

Ma ci vogliamo proprio rovinare, questa volta! Ed ecco dunque la nostra pagina di e-book gratuiti!

Tutta roba buona… accorrete, accorrete… leggete e diffondete!

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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (II) Il modo di dire le cose

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

IL MODO DI DIRE LE COSE

Il modo di dire le cose
senza parole inutili
lo chiamo Poesia
(mi dice Wittgenstein,
filosofia).
Secondo mammà è tempo buttato.
Sono da sempre contento di esserci
per fare Poesia!
Non valgono fatti né costi,
non c’è uomo che tenga
quell’uomo felice
di fare felice qualcuno.

Ridi e campa cent’anni,
la mia fama sarà
in queste righe sciagurate
per tutti i livorosi.
Risentiti, ridete! Mattoni, godete!
Se il tufo che annacqua il cervello
si potesse squagliare,
fareste la fine del topo
o saltereste con me: olè! Hurrà!
Io sono il pifferaio
che sognate di notte,
non faccio una favola bella
ma vita. Chi ride campa cent’anni
o forse cinquanta, ma ganzi.
Chi crepa, s’arrangi! Non posso
far gioia in eterno, quello che posso
è Poesia. Vita.

Nel mondo ci sto per godere
del dono migliore che ho: favello.
Cretini lo stoico, il mangione,
il vizioso, il tombeur!
Io rido di tutti e non temo,
se provate a toccarmi
vi ammazzo uno per uno,
casa per casa,
vi stacco la testa a pedate
e ci gioco a pallone.
Mattoni, ridete!, godete!,
squagliate il liquame che ottunde
le gesta, sporcate la vista
con le vostre panzane.

Ridete invece di guerra!
Vi risparmio la solfa
purché ve ne andiate:
non è casa vostra, la mia
(v’ammazzo uno per uno
se provate a farmi del male
o lordarmi dei vostri rancori mediocri).

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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neo-avanguardia inattuale vs incalcolabile vastità del mare

[Su Nazione Indiana in questo Marzo 2013 si e' tornato a parlare di poesia sperimentale vs poesia lirica. Ne e' sortito soprattutto un duello in punta di verso fra Gilda Policastro e Natalia Castaldi, seguito da un contributo teorico di Lorenzo Carlucci. Una buona occasione per fare il punto dei lavori, dei saperi e delle inclinazioni. GiusCo]

Penso che un punto di incontro fra l’approccio teorico dell’una parte e quello pratico-condiviso dell’altra possano essere alcuni testi di Gabriele Frasca: erudito e consapevole, ma anche talentuoso e scorrevole. Presentare e discuterne alcuni potrebbe forse aiutare l’avvicinamento. Rimangono di base, a mio avviso, forti differenze di postura e di aspettative: piu’ orientate al mestiere e ai titoli gerarchici nell’ala a supporto di Policastro, piu’ orientate alla comunanza su base solidale e resistente in quella a supporto di Castaldi. Resta inteso che in questo esatto momento storico, tecnologico e sociale in Italia, i due approcci si equivalgono e che dunque possiamo permetterci di avvicinare i testi senza remore da parruccheria (ostilita’ pregresse, snobismi, ecc.).

Se tutti condividiamo la “sintassi del linguaggio” [livello 1] italiano, le differenze saranno in “strutture concettuali” piu’ grandi [livello 2] (idiomi, ma anche algoritmi e strutture dati) e nei processi [livello 2a] implementativi per raggiungere un determinato obiettivo. I “pattern” [livello 3] alzano il livello di astrazione su cui si progetta e si discutera’ quindi delle scelte progettuali. Il Gruppo 63 ha avuto il merito di astrarre la poesia italiana al livello 2, quel che in seguito l’informatica (negli anni ’90) ed ora i linguaggi applicati delle scienze dure (chimica, imaging applicato alle neuroscienze, genomica, ecc.) hanno portato al livello 3 per uso industriale e dunque ingegneristico. Detto banalmente: dalla “poesia” [livello 1, diciamo la lirica nell'Italia pre anni '60], passando per la “poesia procedurale” [livello 2, diciamo Sanguineti e le rigatterie epigonali a lui seguite] fino alla “poesia della progettazione” [unico esempio contemporaneo per me significativo: il flarf, oltre ai generatori automatici di poesia tipo quello di Roberto Uberti qualche anno fa].

Qualche anno fa guardavo gli studi sugli invarianti universali del linguaggio umano del Prof. Nigel Fabb (http://www.strath.ac.uk/humanities/courses/english/staff/fabbnigelprof/), ma la dimostrazione della loro fondatezza o meno e’ in mano al neuroimaging, che per adesso non se ne occupa direttamente (http://www.poetryfoundation.org/poetrymagazine/article/240250). Un’altra via puo’ essere impostata teoreticamente applicando alla poesia il lavoro del Prof. Hartry Field (http://philosophy.fas.nyu.edu/object/hartryfield) e questa e’ la strada che mi intriga di piu’ ma carmina non dant panem, dunque se ne occupera’ qualcuno dei triennalini aggiornati di Lettere o qualche dottorando di impostazione filosofica. In Italia abbiamo il gagliardissimo Umberto Eco (per esempio qui http://www.umbertoeco.it/CV/Combinatoria%20della%20creativita.pdf), ma non credo possa applicarsi alla poesia se non come mitopoiesi invece che forma propria del linguaggio.

Insomma, molto si puo’ fare. Chi ne ha voglia?

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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (I) Vedi

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

VEDI

Vedi, queste finestre
fanno gioco di sguardi,
mostrano poco
dei palazzi di fronte,
solo la base.
E ti pare che sia
quel che c’è da vedere.
Ma se t’abbassassi,
da spicchi di cielo nascosto
vedresti la fine, dov’è,
di alcuni, i più tozzi.
Io parto, guardami
salire e ancora salire
sul palazzo più alto,
io come l’albatro,
dove l’aria più fresca
mi riporta alla vita
rischiarando la voce.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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Sylvia Plath tradotta da Giuseppe Cornacchia (II) – Ariel

ARIEL (l’originale in lingua, la traduzione di Giovanni Giudici)

Stasi nel buio.
Poi l’immateriale blu
Cola su cime e distanze.

Leonessa di Dio,
Come quello ci sentiamo,
Fulcro di talloni e ginocchia! – Ma il solco

Si apre e separa, fratello
A quel brunastro arco
Del suo collo fuori tocco,

Mentre occhioni negri,
Le more, distendono
Lacciuoli scuri,

Boccate di sangue dolce e nero,
Eppero’ inconsistenti.
Ancora quello

Mi sbatte su nell’aria,
Cosce, capelli;
Freni dai calcagni.

Bianca
Godiva, sono qui pura -
Morte le mani, morti i patemi.

E adesso
Schiumo al grano, luccico ai mari.
Il pianto del neonato

Si perde nel suo suono.
Ed io
Sono la freccia,

La rugiada che trasmuta
Suicida, piena nella vampa
Del rossastro

Astro braciere del mattino.



© Giuseppe Cornacchia, Febbraio 2013

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Gli Elefanti a matrioska dietro Di Domenico vs. Ichino

[Ci sono svariati elefanti a matrioska in questa storia che il buon Bersani sta provando a ridurre ad intemperanze di censo. Provo ad elencarli, partendo da quello piu' interno e arrivando a quello piu' esterno. Mi aiuterete a discuterli, eventualmente, voi. GiusCo]

Elefante 1) Di Domenico e migliaia di altri piu’ o meno pari qualificati (risorse allocabili) combattono per una scarsita’ di posti (slot disponibili).

1a) I modi di riempire gli slot disponibili in un’azienda privata non sono sindacabili (non sono posti pubblici soggetti a concorso), non in termini di sole qualifiche delle risorse in competizione ma piuttosto di guadagno complessivo all’azienda stessa, possibile entrature e benefici potenziali, per cui assumo chi mi porta vantaggi indiretti maggiori, spesso anche a scapito delle qualifiche.

1b) Non e’ una colpa il censo alla nascita, per cui unfair game e comunque buona fortuna a tutti, si rimane sempre e comunque peer in un settore (quello editoriale) esso stesso in contrazione di status, di soldi e di sbocchi economici.

Elefante 2) La responsabilita’ dei partiti italiani, compreso il PD (e soprattutto il PD, ministro Bersani in testa), nell’aver tagliato lo status quo di assistenza catto-socialdemocratica che permetteva in passato un inserimento morbido nel mondo del lavoro a tante persone che, a tutti gli effetti, non garantivano e non garantiscono un ritorno economico pari all’investimento su di loro (leggi: carrozzoni vari pubblici e privati smontati anche grazie alla precarizzazione dei rapporti di lavoro).

2a) I precari interni a questo sistema partitico non hanno capito che prolungano lo status quo che li terra’ fuori dal giro, a meno di ingressi casuali e dovuti a fatti altri invece che alle qualifiche (tipo: Di Domenico “precaria del PD” –> un posto ora lei l’avra’ in ogni caso = svolta arrivata = e’ valsa la pena buttare un po’ di letame su chi e’ nato di censo migliore, ognuno fa quel che puo’)

2b) O forse lo hanno capito benissimo, stanno solo provando a fottere i precari meno furbi di loro inventandosene la rappresentanza (disastri del ventennio berlusconiano, diremmo fra persone a modino e col mignolo alzato)

Elefante 3) La globalizzazione e la strada spianata al turbocapitale che hanno reso milioni di persone normalmente votate alla fiducia e alla socialita’, anche in Italia, un mare di ragionieri e di analisti costi-benefici, come se davvero servisse a qualcuno -se non a chi lucra- produrre un mare di cianfrusaglie (libri compresi) nel minor tempo e al minor costo possibili, sostanzialmente umiliando la dignita’ umana.

3a) Alternative razionali? I deliri qualunquisti del tanto peggio tanto meglio (destrume e grillume); un sostanziale allentamento del rigore di spesa e pieno avvallo a politiche di assistenza mascherate da riqualificazione (sinistrume); investimenti a goccia dal cielo su presunte eccellenze innovative adesso chiamate start-up e dotate di legislazione propria art. 25 n.179/2012 e conversione n.221/2012 (montume, comunque il meno peggio dal punto di vista sostanziale dei tanti iperqualificati precari italiani: invece di aderire al sistema che non funziona, crea qualcosa di tuo… hai studiato tanto proprio per questo, no, mica per ripetere il passato a pappagallo)

3b) I problemi di competitivita’ italiana: corruzione, infrastrutture, burocrazia, che questo sistema partitico (grillini a parte) non aggredisce perche’ ne e’ esso stesso radice e causa.

ps. da che pulpito scrivo io: da quello di uno che, per un lavoro che poche persone potrebbero fare in Italia, si e’ sentito offrire 18k euro annui a P.IVA full-time (il minimo per non rientrare nel lodo Fornero, guarda caso), cifra che -da solo e in proprio- faccio potenzialmente in 3-4 mesi –> voto Monti per il suo decreto finale sulle start-up innovative.

pps. Di Domenico e Ichino hanno avuto un incontro su Nazione Indiana per tramite di Francesco Forlani.

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Sylvia Plath tradotta da Giuseppe Cornacchia (I) – Lady Lazarus

LADY LAZARUS (l’originale in lingua, la traduzione di Giovanni Giudici)

L’ho fatto di nuovo.
Un anno su dieci
Mi riesce –

Un miracolo in moto, la mia pelle
Vivida come un lume nazista
Il mio piede destro

Un fermacarte,
Il mio viso un tenue, inespressivo
Lino ebreo.

Rimuovi il velo,
Nemico mio.
Faccio tanta paura? –

Il naso, le orecchie, la dentatura?
Il fiato acido
Passera’ in un giorno

Presto, molto presto, la carne
Consumata dal sepolcro sara’
Di nuovo in me

Ed io una donna sorridente.
Ho solo trent’anni
E, come un gatto, nove vite da morire.

Questa e’ la numero tre.
Un sacco d’imballaggio
Da scartare ogni decennio.

E quanti fili!
Una folla sgranocchiante
Si accalca per guardare

Lo sbendaggio, mani e piedi –
L’atteso spogliarello.
Signori, Signore,

Ecco le mani,
I ginocchi.
Saro’ pelle e ossa

Ma resto la stessa, identica donna.
La prima volta e’ successo a dieci anni.
E’ stato un incidente.

La seconda volta ho cercato
Di finirmi e non tornare.
Mi stavo chiusa

Come un’ostrica.
Dovettero chiamarmi e richiamarmi
Spillando i vermi come perle appiccicose.

Morire
E’ un’arte, come tutto il resto,
Che faccio egregiamente.

Lo faccio che semba l’inferno.
Lo faccio che sembra vero.
Si puo’ dire che ci sia tagliata.

E’ cosi’ facile da farsi in una cella.
E’ cosi’ facile da farsi stando ferma.
E’ il teatrale

Ritorno in pieno giorno
Al consueto luogo,viso, urlo
Bruto e divertito:

“Miracolo!”
Mi fa morire!
Ma c’e’ un prezzo

Per guardarmi le ferite, c’e’ un prezzo
Per auscultarmi il cuore –
Va, nevvero?

E c’e’ un prezzo, molto alto,
Per una parola, una toccata,
Una goccia di sangue

Una ciocca o una toppa del vestito.
Dunque, dunque, Signor Dottore.
Dunque, Signor Nemico.

Sono il vostro capolavoro,
Sono il vostro tesoro,
Il pargoletto d’oro

Che si scioglie in uno strillo.
Io fo e disfo’,
Mi curo anche dei vostri patemi.

Cenere, cenere –
Voi soffiate e attizzate.
Carne, ossa, niente qua –

Un pezzo di sapone
Un anello nuziale
Un dente tutto d’oro.

Signor Dio, Signor Lucifero,
Attenzione
Attenzione.

Dalle ceneri emergo
Coi miei capelli rossi
E, come un soffio, uomini divoro.

© Giuseppe Cornacchia, Gennaio 2013

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