Assunta Finiguerra

Posted in poetry con i tag , on 2 Ottobre, 2009 by nabanassar
Assunta Finiguerra a Bari, marzo 2006

Assunta Finiguerra a Bari, marzo 2006

da Scurije, Lietocolle libri, 2005


Chi nasce già segnate da u destine
adda avé a che ffà sembe cu turmiende
da sole adda affrunduà tembeste e viénde
e ssope o cuarre i vinde fenì abbuole

Amelje e Anne, Marine e Ssilvje
quanne venghe preparateme nu liétte
nde pozze dorme tranguille e aspette
u juorne d’u giudizzje aunite a vvuje

da te Silvje surella mia de gògne
na chicchere m’è dà de latte càvede
e zzucchere de canne a cumeglià re ffalde
d’u spìrete ribbelle e crocia noste

Amelje Amelje febbrare curte e amare
grane de luglje t’ha favuciuate decise
apprùndeme na mande de narcise
e nu decotte de màleve p’a tosse

A tti Anne suduarje de re nnéglje
n’appse aggia cercà e nu quaderne
nde ije scrive ca u puassagge a l’Inferne
è cume chennòce sale cu nu mutidde

Figlje de mamma Russje, tu Marine
cirche pe mé a re stelle nu cuanneliére
e ndò squarce ormaje raspende d’u core
arde si ng’è angòre n’eche de vite

Chi nasce già segnata dal destino / sempre avrà a che fare con il tormento / da sola affronterà tempeste e venti / e sul carro dei vinti finirà il volo // Amelia e Anna, Marina e Sylvia / quando verrò preparatemi un letto / dove possa dormir tranquilla e aspetto / il giorno del giudizio insieme a voi // Da te Sylvia sorella mia di gogna / una chicchera vorrò di latte caldo / zucchero di canna a coprir le falde / dello spirito ribelle nostra croce // Amelia Amelia febbraro corto e amaro / grano di luglio ti falciò deciso / approntami una corte di narcisi / e un decotto di malva per la tosse // A te Anna sudario delle nebbie / un lapis chiederò e un quaderno / dov’io scriva che il passaggio all’Inferno / è come ingoiar sale con l’imbuto // Figlia di madre Russia, tu Marina / chiedi per me alle stelle un candelabro / e nello squarcio del cuore ormai scabro / brucia se c’è ancora eco di vita


http://www.nabanassar.com/scurfinig.html ,  10 dic 2005

Details a Modica (La Veronica arte contemporanea), dal 26 sett. al 26 nov. 2009

Posted in poetry con i tag , , , , , , , , on 25 Settembre, 2009 by arendo


Details

Ivo Bonacorsi – Andrea Cerruto – Giovanni De Lazzari – Diego Marcon – Arianna Vanini

A cura di Roberto Pinto

26 settembre – 28 novembre

Inaugurazione: Sabato 26 Settembre ore 21.00

Orari galleria: dal martedì alla domenica 15:00 – 22:30

Fuori orario su appuntamento

La Galleria La Veronica arte contemporanea (www.gallerialaveronica.it) è lieta di annunciare Details, mostra a cura di Roberto Pinto. L’esposizione, che inaugura sabato 26 settembre alle ore 21 proseguirà fino al 28 novembre.

Dopo la pausa estiva, la Galleria riapre la stagione espositiva con una collettiva di giovani artisti ribadendo la volontà di far conoscere al pubblico protagonisti emergenti del panorama artistico contemporaneo. In una società che è sempre più mediatica e alla ricerca di grandiosità e provocazioni, l’idea di Details riporta l’attenzione sui particolari dimenticati. Gli artisti che partecipano alla mostra Details condividono l’intento di lavorare ignorando la spettacolarità a cui ultimamente anche l’arte contemporanea ha ceduto. La collettiva riunisce sei artisti dal percorso e dagli esiti artistici differenti ma uniti da questo comune atteggiamento di ricerca. Il progetto, il disegno e i particolari tornano al centro di un discorso artistico fatto di riscoperte e di dettagli.

“L’arte — e la cultura più in generale —, proprio in relazione alla realtà che ci circonda, credo debba tentare di soffermarsi di più sulla caratura e sul significato di ogni elemento in gioco, soppesando l’importanza e analizzando anche i più minuti dettagli di cui si compone, alla ricerca di un significato che sembra farsi sempre più sfuggente nella società attuale. Credo che l’arte nasca e si occupi proprio di particolari. E su questi particolari costruisce storie (non necessariamente lineari), indaga la realtà (non necessariamente il suo significato superficiale), si mette a nudo (svelando i meccanismi del proprio funzionamento). Solo in questo modo si può salvare dalla genericità e dalla superficialità”, scrive Roberto Pinto nel testo che accompagna la mostra. Fil rouge che unisce idealmente le opere degli artisti in mostra è la volontà di esplorare la propria identità e trovare, attraverso una ricerca e un lavoro quotidiano, l’adeguata resa formale delle proprie ispirazioni. Inserita nella meravigliosa cornice della barocca Modica, La Veronica continua il suo lavoro espositivo disegnando una mappa aggiornata e fresca delle nuove tendenze e delle attività artistiche indipendenti e sperimentali.

Ufficio Stampa

Rosa Carnevale

Tel. 3391746312

ros.carnevale@gmail.com

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Ivo Bonacorsi (Vergato, 1960) si laurea nel 1987 al D.A.M.S di Bologna. A Bologna espone giovanissimo alla Galleria Neon partecipa alla GAM al primo ciclo di eventi della Settimana della Performance.Nel 2004 espone al Careof di Milano Schermi, barricate ed altre immagini a cura di Roberto Pinto.Nello stesso anno il progetto per Isola Art Center A tainted event, insieme a Steve Piccolo and Mirella Miramuci. Collabora come critico e giornalista con Il Manifesto, Alias, Radio Popolare, Flash Art.Nel 2000 ha fondato insieme a Alin Avila e Natalie Mei la rivista d’arte Arearevue)s.Nel 2005 cessa ogni attività espositiva con la performance Announced Retirement un vero incontro di box dedicato ad Arthur Cravan e si trasforma in artista da calendario e chef culto Vive tra Oslo e Parigi dove si occupa del ristorante clandestino ed itinerante che ha fondato a Parigi con Dominic Dalcan e Francis Fichot. Scrive libri di cucina ed affumica pesce pescato nei fiordi.

Andrea Cerruto (Ragusa, 1979) dal 2004 ha esposto in gallerie private in Germania e in Italia. Nel 2005 ha partecipato alla XIII edizione di VideoPopTv (sez.kaleidoscope) presso il Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2008 ha esposto a Venezia alla mostra Re-Pubblic a cura di Amerigo Nutolo. Nel 2009 ha partecipato al workshop Incompiuto Siciliano con il collettivo Alterazioni Video presso il Docva, Fabbrica del Vapore di Milano. Vive e lavora tra Como e Modica.

Giovanni de Lazzari (Lecco, 1977) ha studiato all’Accademia di Belle Arti -G. Carrara- di Bergamo. Nel 2008 ha preso parte al XIV Corso Superiore di Arti Visive presso la FAR – Fondazione Antonio Ratti di Como, vincendo il secondo Premio Epson FAR per la ricerca artistica. Suoi lavori sono stati esposti alla Jugoslavian Biennal of Young Artist e alla galleria Nadine, Bruxelles.Ha esposto presso l’Associazione Viafarini di Milano e, nel 2006, ha partecipato insieme con Edi Hila alla mostra curata da Adrian Paci presso la Galleria Francesca Kaufmann di Milano. Nel 2009 la Galleria Simona Vendrame gli ha dedicato una doppia personale insieme all’artista Oppy De Bernardo. Vive e lavora a Lecco.

Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985) si diploma nel 2006 come montatore cinetelevisivo presso la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Lo stesso anno crea con Federico Chiari e Anna Franceschini, il PAD- Piccolo Artigianato Digitale, collettivo che si occupa di live performance e video, collabora con diversi artisti come montatore e porta avanti la sua ricerca personale. Nel 2007 si iscrive alla facoltà di Design a Arti dello IUAV di Venezia. Nel 2009 viene selezionato per partecipare alla XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, dal titolo Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto, Visiting Professor Walid Raad. Vive e lavora tra Milano e Venezia.

Arianna Vanini (Varese, 1977) dopo essersi laureata in Economia Politica all’Università Bocconi di Milano, si è iscritta al corso quadriennale di Scultura dell’Accademia di Brera, conseguendo il diploma nel 2008. Dal 2004 ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e Germania, presso spazi privati, gallerie, istituzioni pubbliche. Nel 2005 ha conseguito il premio Salonprimo nella categoria scultura e nel 2007 ha rappresentato l’Accademia di Brera nella rassegna Hdemia Contemporanea a Modena. È stata selezionata per partecipare alla XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, dal titolo Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto, Visiting Professor Walid Raad. Vive e lavora a Milano.

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TESTO CRITICO (estratto)

di Roberto Pinto

“L’idea di Details nasce dalla constatazione che la società e la politica, sempre più mediatica, che ci circondano, propongono sovente una facile equazione da cui risulta che chi è più spettacolare, chi grida più forte, è vincente. Anche il mondo dell’arte ha contribuito in più occasioni ad alimentare l’idea che gli obiettivi da perseguire siano la ricerca sempre più enfatica di grandiosità negli interventi e l’esasperata necessità di operare sulla provocazione. In entrambi i casi, è scontato, ma va specificato, qualità e quantità non necessariamente sono in stretta relazione.

Gli artisti che partecipano alla mostra Details condividono l’intento di lavorare ignorando la spettacolarità. Il proposito è, quindi, di riunire in un’esposizione artisti le cui opere si concentrano sul progetto, il disegno, i particolari, appunto, che costruiscono il senso stesso dell’intervento. L’arte — e la cultura più in generale —, proprio in relazione alla realtà che ci circonda, credo debba tentare di soffermarsi di più sulla caratura e sul significato di ogni elemento in gioco, soppesando l’importanza e analizzando anche i più minuti dettagli di cui si compone, alla ricerca di un significato che sembra farsi sempre più sfuggente nella società attuale. Credo che l’arte nasca e si occupi proprio di particolari. E su questi particolari costruisce storie (non necessariamente lineari), indaga la realtà (non necessariamente il suo significato superficiale), si mette a nudo (svelando i meccanismi del proprio funzionamento). Solo in questo modo si può salvare dalla genericità e dalla superficialità.

La ripresa del disegno, così come la necessità, quasi maniacale, di dedicarsi alla resa formale del lavoro non è da intendere in una prospettiva anacronistica o accademica, bensì come strumento di indagine anche in funzione di un più stretto dialogo con lo spettatore, che è reso partecipe di un diverso punto di vista. Il lavoro quotidiano con il suo sforzo di comprensione e di miglioramento dialoga quindi con l’evento tentando di sintetizzare l’ansia di vivere……”

Basil Bunting tradotto da Santi Spadaro

Posted in poetry con i tag , , on 23 Settembre, 2009 by nabanassar

Basil Bunting

Quello Che il Presidente Disse a Tom

La poesia? E’ un passatempo.
Io gioco con i trenini.
Il Signor Shaw alleva piccioni.

Non è un lavoro. Mica sudi!
Nessuno viene a pagarti.
Neanche a fare le marchette.

L’opera, quella è arte! O l’operetta…
Hai presente The Desert Song?
Nancy era nella compagnia.

Ma con che coraggio vieni a chiedermi
Dodici sterline alla settimana?
E non sei pure sposato?

Come potrei guardare in faccia
un autista d’autobus
se ti dessi dodici sterline, ora?

E chi mi dice, poi, che questa è poesia?
Pure mio figlio, a dieci anni
potrebbe scriverla
e con tutte le rime.

Io prendo tremila sterline più l’indennità
ho un’auto, delle garanzie
ma sono un contabile.
Qui, nella compagnia
fanno quello che gli dico.
E tu, invece, che fai?
Sporche paroline, sporche parolone
sarà contagioso?
Mi vien voglia di lavarmi
quando tocco un poeta.

Siete reietti, drogati,
tutti delinquenti.
Quello che scrivete è marcio.

Così dice il Signor Hines
che è un maestro di scuola
lui sì che deve capirne.
Va e trovati un lavoro.

(traduzione di Santi Spadaro, agosto 2004)

Simone Cattaneo

Posted in poetry con i tag on 16 Settembre, 2009 by Gianluca D'Andrea

simone-cattaneoSolo per un sentire comune,

un abbraccio che non fu mai dato

 

 

 

 

 

Non venirmi a parlare d’amore né di lavoro

non so nemmeno paragonarti al vento

figurati se mi può succedere qualcosa,

potrei svegliarmi di soprassalto dal rumore

del vetro sbriciolato e trovarmi riempito

di cinghiate chiuso nel baule della tua Alfa,

sarebbe un sogno, sbiadire piano nella mattina

in un lampo liquido di metallo.

 

Simone Cattaneo, da Nome e soprannome

L’armario

Posted in poetry con i tag , on 24 Agosto, 2009 by arendo

Dalla pressione, vanità; dallo spazio.

Il difetto: le maglie larghe della catena. Ma, scendendo, quanto la negazione fa nero l’occhio?

E il sangue – per cui la vicinanza è interpretazione – se la vede brutta con la gelosia del corpo alieno.

Il filtro sale, si arrampica oltre il muro, stando due volte tanto lontano dalla valvola scambiatasi di posto col diaframma.

Nell’atto del ritirarsi le manchevolezze perdono la parola.

L’ascolto non passa per la presunzione del prezzo che ti è dato.

La legittimazione ricercata intacca la coda.

Ad udire di un intreccio serrato il povero lui si trasforma in un franto e lamentevole povero me.

Percorrono le fughe e cotti sobbalzano: delimitare la superficie.

Col simile entra il cavallo di Troia.

Si veda che l’uno affini l’altro o che l’altro tenti l’uno; si svolgono i tappeti rossi, si ghigna sotto i baffi, col luccichio agli occhi e un meno male di sollievo. Io, sempre io.

Quanto odio che venga lasciata aperta la tazza del gabinetto…sembra sia io, (da morta), lasciata a bocca aperta.

Ti si rivolgono, nemmeno presentandosi, persuasi che lasciapassare sia il disutile “segno”. Li accogli, e spariscono; fanno finta di non averti conosciuto, trastullandosi col dio del relativo: il vano sbracciarsi degli annegati.

Si passa la cera sul cranio, leva la cera; si prepara le pietanze giuste, arriva il tavolo.

L’adolescenza li improfuma, la vecchiaia si impietosisce. L’effetto è l’entrata.

Questa forza tramortente che fa fare il giro, e la fame divoratrice, le fiamme che indagano il cielo, una volta espresse; ecco, una tale motilità carica ed epigonale ci appare nera ed impermeabilizzata con una spruzzata di bianco in cima e una torva visiera al centro. Ai piedi, tutte le opere come pena e rimorso.

Di chi è proprio rimanere ammirato?

Quel che hai fatto tu, sia di un altro; il tuo non esista, il suo regni.

La testa e gli occhi – nolenti ad entrare nel centro di due fogli che si inseguono – rimane vacante e aperti dinanzi a un muro d’aria.

Sono idee mefitiche, perfide, che si insinuano tra gli ori e oro si fanno, dissimulando il peso e la gravità che li consuma: i cancrenosi competitori.

Una paternità non riconosciuta nella turpe femminilizzazione del creato.

Potrebbe non esser detta mai la sostanza da cui iniziò ciò che già aveva in sé avuto fine.

Che schifo essere toccati in punta di poetica!

Che si parli di sistemazione confligge con l’ essere solo.

Manca chi non tira acqua per il proprio mulino.

Ogni qualità inibitoria svela il sistema e rende inutile il desiderio distruttivo d’elezione, passando questa al largo dell’identificazione di costanti.

Spetta alle punte d’intelletto preparare il campo alla sua scomparsa.

Quello dava pugni a crepapelle, lo si teneva a distanza premendogli il palmo sulla fronte.

I rinnovati stanno con i rinnovati.

C’è chi tira la corda da una parte più di quanto lo faccia l’altro. Ci si sfianca per certificare quale famulus di se stesso abbia meglio saputo lasciare il segno.

Mi serve ciò che esce da quella bocca.

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Angelo Rendo, diritti riservati, agosto 2009

Arriva l’ora del ricercatore low-cost, di Pasquale Giannino (real italian epic)

Posted in poetry con i tag , , , , , , , on 18 Agosto, 2009 by nabanassar

chiusura_siemensFinalmente un articolo che dice come stanno le cose: lo trovate in allegato. Perché la vicenda dei seicento ricercatori milanesi (di cui faccio parte anch’io, ma questo è solo un dettaglio) è emblematica di un discorso molto più ampio. Io lo tratto da alcuni anni nei miei racconti e nei miei interventi virtuali, autorevoli studiosi lo avevano anticipato molto prima di me: la deindustrializzazione dell’occidente. Che l’Italia poi sia più “avanti” di altri in questo campo non meraviglia, visto il fior di classe politica che dobbiamo sopportare. È colpa della crisi… La crisi un par de ciufoli. E forse ha perfino ragione la vecchia volpe di Arcore: il peggio è passato. A livello finanziario però. Bisogna chiarire di cosa stiamo parlando. Se avete fatto degli investimenti sbagliati – non per colpa vostra, per carità, ma di qualche imbonitore in giacca e cravatta che se non vi truffava perdeva il posto – se vi siete ritrovati della carta igienica al posto dei vostri risparmi e avete avuto la forza di resistere, forse fra un po’ riuscirete di nuovo a respirare. Se siete dei lavoratori presso una ditta colpita dalla crisi – quella vera, intendo dire una ditta che non ha più ottenuto finanziamenti dalle banche – se avete avuto il culo di non finire in qualche lista di proscrizione forse la busta paga in qualche modo riuscirete a salvarla. Ma quando parliamo di un colosso multinazionale che ha i soldi che gli escono dalle orecchie – e pensa bene di sfruttare l’onda della crisi per accelerare i suoi piani di delocalizzazione verso i paesi dove ancora è ammessa la schiavitù del lavoro (non solo manuale) e imprimere una crescita esponenziale ai suoi margini – beh, a questo punto l’emergenza non è più economico-finanziario ma diventa sociale. E la responsabilità non è tanto dei top manager che tutto sommato fanno il loro mestiere, ancorché vomitevole dal punto di vista etico (ma esiste ancora la parola “etica”?). La responsabilità è politica. Perché dietro quei seicento ricercatori ci sono seicento famiglie che dall’oggi al domani sono state costrette a reinventarsi la vita. Dietro quei seicento specialisti sfigati ci sono seicento progetti esistenziali andati in fumo. Questo sta accadendo nel paese, e il peggio deve ancora arrivare. Le potenze transnazionali in procinto di abbandonare l’Italia dopo averla spremuta come un limone sono tante. E nessuno può fermarle. Non esiste nessuna legge che tuteli non dico il posto di lavoro ma la dignità di quei seicento impiegati e delle altre migliaia che verranno. La responsabilità è politica. Ma come, vieni in Italia, ti permetto di accedere ai finanziamenti, ti offro i migliori cervelli del paese, li selezioni, li utilizzi al meglio per aumentare i tuoi profitti fino all’inverosimile… e a un certo momento li pianti in asso perché c’è un altro posto nel buco del culo del mondo che ti offre gli stessi cervelli praticamente gratis e senza nessuna tutela che si possa neanche lontanamente definire civile? Ma come si può tollerare un sistema così! Oltre a essere moralmente inaccettabile è proprio da fessi tollerarlo un sistema del genere. Santo Dio, tu vieni in Italia a fare i tuoi porci comodi, va bene, ti do i finanziamenti, ti do carta bianca ma tu mi garantisci un piano industriale da qui a dieci anni. Altrimenti fora d’i ball…

[nuovo libro] LEGENDA – Fara Editore

Posted in poetry con i tag , , , , , , , , on 4 Agosto, 2009 by nabanassar

E’ appena uscito LEGENDA, presso Fara Editore, volume che raccoglie le opere vincitrici del concorso “Pubblica con noi 2009”, aperto a sillogi poetiche e racconti. Trovate i dettagli della pubblicazione a questa pagina web: http://www.faraeditore.it/html/neumi/legenda.html .

D’accordo con l’editore Alessandro Ramberti, rendo pubblici in formato .pdf tre miei racconti (Ultimo giorno di televisione, Giovanni, Gioventu’), inclusi quale terzo classificato della sezione narrativa. Si tratta di materiale giovanile, risalente al 1996, ripescato dal cassetto apposta per l’occasione. Il file lo trovate qui: http://www.nabanassar.com/legendafara.pdf e spero gradiate.