The Manchester Poetry Prize 2008

The Writing School at Manchester Metropolitan University is launching The Manchester Poetry Prize – a new literary competition celebrating excellence in creative writing.

The Manchester Poetry Prize is open to writers internationally, and will award a cash prize of £10,000 to the writer of the best portfolio of poems submitted.

Entrants are asked to submit a portfolio of poetry (three to five poems; the total length of the portfolio should not exceed 120 lines). The poems can be on any subject but must be new work, not published elsewhere.

Deadline for entries: 1st August 2008

http://www.manchesterwritingcompetition.co.uk/

POSSONO I POETI S/PARLARE DI POESIA?

C’è una strisciante presenza mediatica sui poeti trentenni; non costituiscono al momento merce di consumo e non importa se lo diventeranno ma, voglio dire, li si stimola troppo a parlare di poesia e “produrre”, garantire ogni mese motivo di attenzione. Non è ancora chiaro l’essenziale: i più avvertiti tra noi sono liberi dal bisogno. <corvoredazionale>

continua su http://www.nabanassar.com/postriccione.html

Diventero’ uno scrittore stupido

dialogo con Marco Drago (http://www.maltesenarrazioni.it)

1. Tu ti difendi dalla “visione”. Manchi di carisma. Sei un condensato che
non quaglia. In poesia, saresti un analogo di Umberto Fiori.

L’accusa è quella di essere uno scrittore prudente? Mah, la prudenza è sempre troppa, d’accordo… ma chiunque potrebbe essere accusato di prudenza, non so, forse siete come Moresco, che consiglia sempre di “tirare dentro tutto”? Io credo che la tendenza a tirare dentro tutto sia anche la mia, poi magari non ci riesco, ma dovreste leggervi i racconti de “L’amico del pazzo”, il mio esordio del ’98, lì direi che prudenza letteraria non ce ne sia proprio. Il carisma non è certo il mio forte, avete ragione, ma alla fine chi se ne frega? Non voglio fare il condottiero, non ho nessuna truppa, sono abbastanza solitario, più invecchio più mi accorgo di essere ignorante e approssimativo. È giusto che il centro del palcoscenico venga occupato da quelli che se lo meritano per aver studiato e per aver lavorato di più.

Sul “condensato che non quaglia” devo dire che il mio grande problema è una certa mancanza di programma. Prima o poi i nodi vengono al pettine: mi si chiede a volte di esprimere giudizi letterari che non sono in grado neppure di elaborare; mi si chiedono spiegazioni su certe scelte stilistiche o contenutistiche delle storie che scrivo o della radio che faccio e io non le so fornire. Come ho già più volte detto, il fatto di essere un artista non necessariamente implica che io sia un artista autoconsapevole. Molte delle cose che faccio scrivo o dico forse non hanno neppure un perché ed è doloroso venirlo a sapere nel momento in cui mi fanno una domanda specifica. Dunque, come dire, fate quel che volete ma lasciatemi stare.

…………continua su http://www.nabanassar.com/mdrago.html , maggio 2003

Paul Muldoon in italiano

libro muldoon

E’ finalmente uscito il selected in italiano di Paul Muldoon, curato da Luca Guerneri e pubblicato da Mondadori. Disponibile in libreria dal 15 aprile.

Riproponiamo qui l’intervista a Luca Guerneri per “nabanassar”, di qualche anno fa, e alcune poesie di Muldoon tradotte da Giuseppe Cornacchia e già apparse sul sito. Cornacchia sta lavorando autonomamente ad una selezione muldooniana di 20-30 testi che sarà pronta in estate.

 

2) Qual è il tuo approccio alla traduzione poetica e quale autore ti si adatta di più?

Questa è la classica domanda da un milione di dollari (sterline?). A un convegno sulla traduzione a Torino un paio di anni fa avevo paragonato la traduzione della poesia a un rigore calciato fuori dalla porta. Ma con stile ed eleganza, con la pressione del pubblico con il fiato sospeso, la rincorsa che solleva uno sbuffo di linea bianca, l’impatto sordo del piede sul cuoio gonfiato. Ma la palla finisce fuori e si ricomincia a giocare. Forse oggi direi che la palla ogni tanto finisce sul palo o sulla traversa ma la sostanza rimane quella. Anzi, maggiore è la consapevolezza della densità del testo, migliore è la tua capacità di lettura più aumenta la frustrazione di questa strana operazione del “dire quasi la stessa cosa”. Resta un grande divertimento e anche un ottimo modo per conoscere la poesia. Poi c’è la tecnica e quella si affina con il lavoro sul campo, evitare il poetichese, l’aggettivo per forza di cose prima del sostantivo, il compensare su altri piani quelle qualità formali quasi irriproducibili, dalla rima a al logoramento del cliché. C’è un libro davvero bello uscito per Quodlibet non molto tempo fa. La traduzione e la lettera o l’albergo nella lontananza di Antoine Berman, è una delle cose più belle uscite negli ultimi anni sulla traduzione. Rimette in gioco tutta una serie di categorie ormai abusate da Teoria/Prassi a Fedeltà/Infedeltà, costringe a un ripensamento dei dualismi che hanno caratterizzato da sempre la storia della riflessione sulla traduzione e dai quali, così mi sembra, anche certi approcci recenti di ordine ermeneutico non sono riusciti a saltare fuori (penso ad Apel). Ah, e anche il volume che Giometti ha scritto sul rapporto tra Heidegger e la traduzione, uscito sempre per quodlibet. Direi che ultimamente l’approccio che mi interessa di più sta da quelle parti.     

l’intervista continua su: http://www.nabanassar.com/intguerneri.pdf 

“The stoic”, “The merman”, “Why Brownee left” tradotte da Cornacchia: http://www.nabanassar.com/cormuld.pdf , http://www.nabanassar.com/duemuldoon.pdf 

La nevicata del 2005 - di Nicola Molon

Parte prima


Seregno


Il treno regionale per Milano
è bloccato dalla neve che cade,
che gela tutti qui al binario uno:
ripartiamo per Porta Garibaldi.

continua su http://www.nabanassar.com/nevic2005.pdf

La poesia italiana fa schifo

Secondo me, la poesia italiana contemporanea, fa schifo. E’ priva di rivelazioni, di mondo, di ritmi e forme, di accensioni, di capacità di penetrazione dell’umano fuori dell’umano e dell’umano interno all’umano. E’ priva di idee, di spinta passionale e conoscitiva, di strutture, di capacità di stare all’altezza della narrativa. E’ priva di autori, di menti, di saperi, di capacità di connettere i saperi al mondo e alla letteratura. E’ priva di intensità, di slancio fisico e di ambizione metafisica. E’ totalmente priva di sapienzialità, sia essa laica o spiritualista. E’ priva di spirito. E’ desertificata, annichilita dall’evenienza editoriale, che non è mai stato un problema per la poesia. E’ irriconoscibile, morta alle orecchie, meno morta della critica ma certo più morta della prosa. Non è letteraria e non è vitale. Non è centrale. Fa schifo. A parte alcune eccezioni, i poeti italiani sono l’allucinazione di una nostalgia senza riflessi nel mondo.

Sono serio e non scherzo: non esiste più, la poesia italiana. Possiamo scendere al di sotto di certe soglie di rigore (un rigore che, se è, è totale: non filologico o scientista) e dire che è tutto bello, è tutto vero, c’è speranza, i poeti cosiddetti degli anni Settanta lasciano intravvedere, eccetera. Questo è plausibile, finché si sta facendo divulgazione culturale. Quando però si invocano le ragioni serie e assolute per determinare fino a che punto una scrittura poetica sia necessaria (e sia necessaria la sua pubblicazione, cioè la sua messa in comune), allora si deve elevare quella soglia del rigore - e dire davvero cosa resta. Beninteso: sarà sgradevole, sarà saccente, sarà odioso.

– di Giuseppe Genna, ripreso su “nabanassar” il 7 aprile 2003 da “Clarence” –

LISKO FABLES or tales to win a legend - I

tale: Extirpation, Destabilization, Regeneration, Production, Promotion, Consumption

The Lizard is relatively strenuous to have anything wrested from; balance, in particular. Stoning (employed by trappous ornithologists) and blasting (NB the Lizard, whose skin may be quite smooth, exhibits a reversed succession of strata) are the two methods that apply. Balance regenerates leggardly as opposed to the tail. The Lizard Balance Extract is highly rated on asian markets.

tale: Holden Caulfield

The Lizard woke up into the first splashes of sun. She lapped a pensive gape, led around a squinted eye. Led on, led off, led up to the fields, where the winds lodge grasses to sleep. They force them on her. The lea shuns the light. It covers the air. That reptilian spirit of hers gives up, gives in and will give away among the blades.


tale:
Absolute Frequency & Relative Paradox

When the Lizard reaches the Desert, the rising sun is barely audible. Days of the Lizard cease sooner than the Whale’s belly empties. When the Lizard assents she has reached a destination, she bares her chest before the moon in a hasty rumination. No combining. No nictitating. No twinkling. No howling. She swivels an eye in a plane or two, she thrusts her tail down the sand. She seeks silence, extracts dreams from the Desert. She slips in the former, crawls in the latter. No pondering.

tale: Tomorrow

Ascertained that today is unmistakably growing over, and that the sun is lurking in the east and her lids yearn toward the south, the Lizard will seek comfort among the sands. Young and cheerful, the Lizard would cover the ellipsoidal head with her flaccid little taper appendage. Since it developed into a tail, the tail turned infrangible and the head solid, the Lizard roves about, coats the third eye with sand and when first mirages lean out from behind the horizon, the Lizard knows. It has begun.

————————– by A. C., 2003, Pisa, Italy ——————

LA CORRIDA - Tutti insieme benedettamente

(Intorno al panorama più virtuale che letterario italiano )

Di tanto in tanto, guardo La Corrida (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/). La piaga del blog multiautore, la marmellata.

Qui(http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/31/ai-poeti-suicidi/#comment-43805), ad esempio, un imbrattacarta pubblicato può incoscientemente scrivere, a proposito dei commenti al suo testo, “La cosa che mi fa più ridere è che su questo testo, diciamo buttato lì per caso, vi sono diciotto commenti mentre per i miei precedenti nemmeno uno.”.

Buttato lì per caso! Buttato lì per caso!!

Ho chiesto all’anima collettiva de “La poesia e lo spirito” chi fosse il governatore di una simile baracca. Non ho ricevuto risposta. Sono stato cassato, censurato. Ridicoli!

Notavo come non si facesse filtro sul pubblicando, piuttosto lo si gettasse allo sbaraglio, in pasto a nulli scrittori con la morte dentro e il ridicolo sulla spalla. Poeti inetti al volo come tacchini, incapaci di stare sul fatto, agitati, capaci di sputare odio e fiele. Dilettanti, ridete!

Un sistema funebre, dove Corrado canta e suona e grida dal lettino di plastica, o di forza, al quale è legato (http://www.nabanassar.com/cannone2.pdf).

Tutti subito pronti a pararsi le pudenda (“nel caso remoto tu non ce l’avessi con me…”), gonfi, a prenderla sul personale, non sia mai fermarsi alla compiuta significanza grafica.

I misti non sentono e della “grandezza” me ne sbatto.

Gianluca D’Andrea legge “Al mondo” di Teresa Zuccaro

L’UMILTÀ AMBIZIOSA: l’onestà delle parole

La lettura di una nuova raccolta di versi porta sempre ad uno straniamento, l’affermazione vale soprattutto per un’opera prima perché il lettore partecipa allo svelamento di un mondo “nuovo“ che inconsapevolmente colpisce zone in precedenza nascoste, appunto velate.
Nessuna eccezione per “Al Mondo”, anche se occorre precisare che lo spaesamento iniziale si mantiene durante la lettura, componimento dopo componimento.
Mi accingo a scoprire “un mondo” che mi rende partecipe della mia estraneità.

continua su http://www.nabanassar.com/almondo.pdf

Gianluca D’Andrea legge Franco Buffoni

IL MALE NELLE FIBRE: “Guerra” di Franco Buffoni, Mondadori, Milano 2005

Va sempre più chiarendosi la direzione poetica dei rappresentanti più significativi della generazione che ha concluso il Novecento e aperto il nuovo millennio nel nostro paese.
Come “Disturbi del sistema binario” (V. Magrelli, Einaudi, Torino 2006), anche “Guerra” di
Franco Buffoni (pubblicato nel 2005) rappresenta una rinnovata riflessione “morale” e la difficoltà di una distinzione tra bene e male ai giorni nostri. La stessa riflessione prende le mosse da più lontano, da una lunga meditazione sul secolo breve con le sue devastazioni, in primo luogo storiche. “Guerra”, infatti, vede la luce a causa di un ritrovamento reale, radice di una tradizione e sintomo della trasmissione etica più antica nell’intera storia dell’uomo: quella tra padre e figlio, anche se in modo indiretto (il ritrovamento di documenti sparsi sull’esperienza bellica del padre dell’autore). La scintilla è pronta a incendiare su un terreno altamente disposto ad accoglierne l’ardore e le vicende personali si incrociano, in un quadro più ampio, a quelle del mondo, in una sorta di assolutezza temporale.

……………continua su: http://www.nabanassar.com/dandbuffoni.pdf

Andrea Barbieri legge “La fidanzata automatica”

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A me interessa soltanto l’arte che può essere amata senza doverla guardare attraverso una ‘preparazione’: mi figuro qualcosa come uno sguardo ‘creaturale’. Purtroppo è una cosa piuttosto mitica, dato che la vita ci fa assorbire ogni genere di strutture di pensiero, modelli di comportamento eccetera. Diciamo che è qualcosa a cui tendere, per questo ascolto con molto interesse chi è senza gradi intellettuali, del resto nemmeno io ho gradi.

su http://www.nabanassar.com/abarbieri.pdf

La matematica del Novecento

… tre grosse difficoltà si pongono alla divulgazione della matematica: l’alto livello di astrazione, staccata dal senso comune; la grande quantità di teoremi, spesso inutili, messi in circolo dalle riviste specializzate; la frammentazione dei discorsi e l’iperspecializzazione in sottodiscipline di dubbia vitalità e ancor minore utilità.

continua su http://www.nabanassar.com/corodifreddi.pdf

Rorty is dead

Wittgenstein, Heidegger, Dewey
Descartes, Locke, Kant
reference is therapeutic rather than constructive.
What is better for us to believe?
Not ocular metaphors
but aesthetic enhancement in conversation
and mirrors on the voice.

*

If you had the raw feel
of painfulness, then you had mind.
It is merely a matter of getting
something wrong, having a false belief.
We expect the star to look the same
even after we realize
that it is a faraway ball of flame
rather than a nearby hole,
no difference at all from the outside,
but all the difference in world from the inside.

………………………..to be continued at http://www.nabanassar.com/rortyisdead.pdf

Localismi

Mi trovo tra le mani una antologia di testi dal titolo “Cento Sicilie. Testimonianze per un
ritratto”, a suo tempo (1993) curata a quattro mani da Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago per “La Nuova Italia”.

Siamo nell’ambito del mondano, delle celebrazioni, delle sicilitudini, tuttora operanti e vegete. Testimonianza di avviticchiamenti fuori tempo massimo, e della perpetuazione.

Dinanzi ad operazioni del genere, o di genere – si può ben dire - , che, inconsapevolmente -nemmeno tanto, a ben vedere -, aggiornando piuttosto vanità e autocompiacimenti, dissimulando paure, riducono la terra da universale a macchietta, non bisogna restare inerti, o stupidamente acconsenzienti.

Battere, a piede sospinto, il tasto della riconoscibilità, della immota pietra gorgonica è
civetteria. Che ottiene risultato di segno opposto: il lamento intorno a una condizione.
Fatalismo e remissività, gioco sulla inesistenza. Meglio sarebbe proclamarla, la benedetta
inesistenza, invece di passarsela da mano a mano, esultanti.

Tra l’altro, l’antologia sarebbe rivolta o sarebbe stata rivolta e notificata a un pubblico di scuola media superiore. Niente di peggio che frenare sviluppi, incardinare a miti stantii e naftalinici, buoni a innescare attese e pretese.

Chi, oggi, non riesca a fare a meno di un propagandistico canale identitario, opera, di troppa e rovinosa e frenante memoria, non solo contro l’integrazione, ma soprattutto contro la libertà, che, prima di essere in terra, deve annusarsi nell’aria.

Felice Cacafoco, 17/07/2005, concede a www.nabanassar.com

Judy Swann reads David Lehman

Since 1996, April has been National Poetry Month. The initial goal was not the
writing of a poem a day. Instead, according to the publishers, booksellers,
librarians, literary organizations, poets, and teachers who dreamed it up, the goal
was to establish a month-long holiday in celebration of poetry. Volumes of verse
were handed out, poets were invited to read at the White House, and an election
was held to decide which poet should be honored with a postage stamp. Not
everyone saw these developments as praiseworthy. Charles Bernstein, for one,
railed against the month because its sponsors “exclude from its promotional
activities much of the formally innovative and “otherstream” poetries that form the
inchoate heart of the art of poetry…[A]ctivities on behalf of National Poetry Month
tend to focus on the most conventional of contemporary poetry; perhaps an
accurate name for the project might be National Mainstream Poetry Month.
[P]erhaps we should designate August as National Unpopular Poetry Month.”

to be continued at: http://www.nabanassar.com/dlehmanjsw.pdf

Morbi inesplorati

 

“Le malattie dell’intelletto sono tra le meno note, “proprio” perché oggi sono le più diffuse e generalizzate. Al nostro secolo terapeutico sfugge questo campo d’azione. In parte si tratta di malattie subdole, intrinseche, che si trascinano da millenni, ingenerate da inganni clamorosi, da malintesi su parole inoculati nel flusso delle generazioni. In parte sono malattie individuali o ambientali, che insorgono negli anni di apprendimento, per il contagio dei meccanismi dominanti dell’argomentare, per una perversione del gusto che valuta uomini e cose secondo metri indiscutibili, secondo l’opinione pubblica di coloro che si presentano come più [brillanti, moderni, distinti.] L’intelletto giovane che cade in questi ambienti, nei nostri ambienti, rimane invischiato, si impigrisce: impadronendosi di quelle formule, si sente sgravato dall’obbligo di formarsi propri giudizi, e per l’avvenire non uscirà più da quei binari, perché ormai sa già come stanno le cose.”

[Giorgio Colli, La ragione errabonda. Quaderni postumi.]

Magritte, collezione privata - di Santi Spadaro

The Human Condition

Possiamo solo prolungare
La realtà, non riprodurla
Non appendere il quadro al muro
Esci sotto la porta ad arco
che dà sulla spiaggia,
e pensa magari
mentre la sabbia filtra in basso
o chissà dove
A una palla, un tassello di mare
che vorrebbe esserlo tutto
quando poi non riesce a contenere
neanche un puntino che scivola a largo.

…………………..continua su http://www.nabanassar.com/collezprivata.pdf

Il cannone - seconda puntata

Gianluca D’Andrea - L’accumulo ereditato come valore ha condotto all’indifferenza sociale, alla perdita di altre prospettive. Il male è dentro, anche dentro la tradizione. L’educazione è il problema pressante!

Angelo Rendo - io, dicevo, ho volontà di chiedere a tutti i soldati della buona novella, dove caspitina credono di andare a parare, continuando a vellicarsi con parole passate, ingolfate, ruminate, delicate, e, continuando ad inseguire bontà, riconoscimento e militanteria, facendo, infine, del corpo lecca-lecca.

Giuseppe Cornacchia - Pasciuto è un aggettivo un po’ lontano da una certa afflittiva retorica poetica, ma non occorre molto per potercisi identificare: una cultura da scuola superiore o universitaria, un pc da un paio di centinaia di euro e una buona connessione internet sono molto più di quanto tre quarti del mondo può sognare.

Eleonora Matarrese - Se la “classe critica” dovesse essere quella che vien fuori dalle facoltà di Lettere e svolge questo mestiere con cognizione di causa va benissimo. Ma che lo faccia sul serio.

Giuseppe Cornacchia - Il Dilettante è la casalinga, l’amatore, ma anche il narratore che sfonda la sua misura e firma appelli.

………………… continua su http://www.nabanassar.com/cannone2.pdf

“C’è un’opera infinita che ci attende”

Intervista a Francesco Lauretta
a cura di Teresa Zuccaro

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Rubiamo (ma in fondo non è affatto un furto, lo vedrete) un po’ dello spazio che Nabanassar dedica solitamente alla poesia per fare un’ incursione fra le arti figurative, dato che abbiamo avuto la fortuna di poter fare qualche domanda ad uno degli artisti più interessanti dell’attuale scena italiana. Ecco dunque le domande e le risposte.


Pensando ad alcune delle tue ultime mostre, mi sembra di intravedere uno spostamento dell’attenzione da momenti e occasioni corali – Le Metafisiche – a riflessioni su categorie e gruppi – il ruolo dell’artista in Non saremo noi – fino ad arrivare a una dimensione forse più personale, quella di storie singole che si sfiorano in uno spazio catalizzatore nel progetto attualmente in lavorazione che si intitolerà, se è lecito dare una piccolissima anticipazione, Privato. E’ così? C’è un filo conduttore, un percorso che lega questi diversi momenti?


C’è una vita che significativamente si aggira intorno a questi titoli e c’è un coro che non sempre si vede, ma del quale si intuisce la presenza e, se non sempre questo coro è visibile, è riconducibile a cose vive seppur non necessariamente è composto di cose vive. Lavoro e m’impasto da sempre con qualcosa che io individuo come una presenza, necessaria perché m’avvisa della mia singolarità spesso provata da un quotidiano che fatico a comprendere e ad abbracciare, e pertanto questo fare, l’affannarmi intorno ai linguaggi, mi disorienta verso un immaginario che ringrazio e del quale godo come sontuosamente visibile, responsabile, perché mentre rispondo sto leggendo “Che ne sarebbe di noi, dunque, senza l’aiuto di quel che non esiste?” - è Paul Valéry che scopro ad inizio dell’ultima fatica di Tommaso Pincio, Gli alieni; perché mentre rispondo alle mie spalle c’è una casa che inizia a comporsi nel suo mito, una strada blu che proprio ieri credevo di avere sognato e che realmente vedo nelle foto che ho ritirato giusto ieri, foto che ancora realizzo intorno a questa casa ormai da sette anni, quasi. Sette anni fa avevo appena inaugurato Ceci n’est pas une pipe. Dopo, Matrimia, Via degli astronauti e così via fino a Privato che spero di risolvere in fretta anche perché sono curioso di quanto ancora mi manca.
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…………………..continua su http://www.nabanassar.com/fralauretta.pdf

Il medico onesto

Variazioni sullo psicofarmaco

1

Non pensate a questo né a quello
Ragazzi, su, andiamo, non pensate
Ad esempio questa sia una poesia

Ragazzi, fuggite, lo sapete,
Chi vi vuole amico e poi vi scarica
Tutto è nelle vostre mani

Consueta sia non la poesia o meglio

Tenete lontano chi è piccolo
Minimo e piccolo piccolo.

……………….continua su http://www.nabanassar.com/bonfe.pdf