Nabanassar è un vigile urbano
Si sa, il rendersi conto porta a deviare. E’ caduta la croce, come il masso. La strada è interrotta, la deviazione. Un’altra strada. Nabanassar è un cartello.
Il bosco, a lato, non è più in fiamme. Qualcuno, capace di fare spazio e dare aria tra gli alberi, c’è, c’è sempre stato. Una strada, ora. Una cosa: contro le tristezze, fare il vuoto. E non servono esclamazioni o proditorie provocazioni.
Un fatto è: borghesismi, borghesume di ogni risma, e letterari nello specifico, non hanno più armi. Rimarrà loro solo l’ingiustizia.
I vari numi tutelari sono dissepolti, il maestro è uno, e non è esoterico, né ha maiuscole, e non sappiamo nemmeno chi sia.
Se qualcuno non resiste alla tentazione di sentire gli echi, o a quella di mirare calici infartuati, e di sangui rapaci e marci, non ha decoro, soprattutto non vede. Non è epoca di maestri. Quelli veri, sono morti da tempo. Chi cerca il maestro del vecchio stampo, è un barbaro filtrato, uno sfruttato. Chi non permette al sangue di circolare – sia pure un potente ingannevole maestro – è destinato all’oblio.
Nabanassar è un vigile urbano. Tiene aperti gli occhi, produce presenza.
(28 ago 2004)
E’ finalmente pronto “nabanassar”, sito di letteratura curato da Giuseppe Cornacchia e Angelo Rendo, che si avvale della collaborazione -aperta a quanti/e vorranno partecipare- di Martino Baldi e Andrea Ponso (da settembre 2003 Gianluca D’Andrea è subentrato ad Andrea Ponso, che ringraziamo; ndr).
Crediamo occorra a noi trentenni uno spazio autonomo e non gerarchico di discussione/proposizione che consenta una vita “notturna” (altro dagli atti ufficiali della società-dei-poeti) della poesia. Il calendario babilonese, precedente quello giuliano (e quindi precedente tutto il sistema romano/giudaico-cristiano occidentale oggi in crisi anche in letteratura, si pensi a Beckett) si rifà al ciclo lunare: la poesia dei coetanei ci sembra generalmente più ombrosa che aperta.
Il senso del sito è nella rete che vorremmo stabilire con chi sente, vive e lavora di letteratura con atteggiamento simile al nostro, come fossimo nodi interessati a fare relazione al di là delle istanze strettamente individuali.
Quanto scritto esprime un pensiero mediato tra i quattro ragazzi finora coinvolti, è già un esito di rete. Ulteriori osservazioni sono gradite.
Grazie.
nabanassar, redazione.
(20 feb 2003)
banassar è un vigile urbano











Questa notte sono sempre più incline a credere di aver scoperto in questo luogo virtuale un’ oasi, una sorta di “locus amenus” atto a trasporre in chiare lettere ciò che temo si stia -per qualche misterioso ma palesemente malsano motivo- comunemente reprimendo in profondità: una voce comprensibile che renda testimonianza di essere vivi.
Non è necessariamente compito delle parole formare frasi che insegnino e ci educhino a divenire eseri umani esemplari; tantomeno ritengo che esse siano maestre di vita nè che è da considerarsi maestro chi le ha scritte. Piuttosto sono convinto (nonchè curioso riguardo alla vostra opinione in merito) che lo scrivere sia un diverso modo di pensare e che leggere parole altrui consenta di vagare tra/con i pensieri di un estraneo.
Sentite grazie per aver creato questo “vigile urbano” pensante .
Emanuel
Caro Emanuel, grazie per il pensiero e benvenuto.
Pensare e vagare senza imboccare una strada, preservando il carburante, di modo che la vigilanza avvolga i tristi sentieri dell’urbanità desertificata, rasa al fuoco. La provincia consente questo ed altro, lontani dai clamori delle quattro scimmie galoppanti con paturnia d’intellettualità civile che ci dicono come stare al mondo, il loro!
Un augurio di buone cose,
Angelo.
Caro Emanuel, quel che appare su questo sito è un tentativo di Opera letteraria; come tale, obbedisce ad esigenze di forma e di misura. Mi pare di capire che il web 2.0 (i forum, i blog, i portali interattivi) abbia invece portato in rete le persone e reso pubblico il loro privato, senza mediazione artistica e senza misura autoriale, diluendo la parola. Noi, dopo averci molto lavorato per capire e accettare (fra 2000 e 2001), siamo stati chiamati: la nostra forma naturale, prima di tutto estetica, ha bisogno di vivere all’interno di un discorso comunitario, assieme ad altre forme, ecco dunque perché siamo qui. Grazie del commento e buon proseguimento. Giuseppe.
Noi divulghiamo le carte, sensibili ogni volta all’umanità e all’umano che pratica la vita facendone la storia. Certo non urliamo i titoli né facciamo la coda con tag e controtag, con inviti e dediche ma lavoriamo, con serietà ed onestà intorno alla parola tutta poiché la lingua è un’amalgama di segni, nate dal ventre di una sola VITA, non solo sillabe bagnate nell’inchiostro.
f.f. per cartesensibili
Signora, c’e’ spazio per tutti e ognuno a proprio modo. Saluti a lei e buon lavoro. Giuseppe Cornacchia