[Con l'indice di una delle due mani seguite la linea che scende ritta e lunga lunga, sussulta, inciampa, riprende la discesa a vite senza fine.]
Urtai leggermente
con la mano
il suo nome incerto
che sbandò
prese fuoco
precipitò a vite.
Il punto successivo
è la chiave del mistero.
Si chiamava nessuno
ma poteva essere anche
un nome di comodo,
un trucco
dietro cui celare
un corpo senza vita.
*
Anche con le regole minime
della buona creanza
il bambino più stupido del mondo
ci deve delle spiegazioni.
Se andate via con lui
(ma non è detto)
ditegli grazie
per la follia degli altri
che ci ha regalato.
Ma non si tratta solo di questo.
Per renderlo più leggero
aggiungete pure
(se volete)
l’ignoranza di chi vuole fare
di testa sua
o la testardaggine
di chi vuole portare con sé
il buonumore
anche nell’aldilà.
Il punto successivo
chiarisce ancora meglio
il pensiero.
Si chiamava nessuno
ma non stava a noi dirlo.
Viveva da Dio.
*
Era un bel visino
in miniatura
deposto con cura
sul colle.
La chiesina sul naso
oscillava ad ogni
sussulto,
il centro storico
impigriva
nella vallata dell’occhio
con accensioni vive
e respiri profondi,
l’albergo e il ristorante
sotto la volta
di capelli spioventi,
ai lati della bocca
pini e sterpaglia
molta sterpaglia
e pochi pini,
il fumo del camino
usciva dalla testa
e dalle orecchie,
il sorriso bruciava
come legna
tenuto sempre vivo.
*
Non è così evidente
come si potrebbe credere
di primo acchito
la connessione reale
tra le mie forze
(muscoli ossa pelle ecc.)
e il sole agostano
che mi sto godendo
in questo momento;
dico il vero sole agostano
che mi avvolge nella sua
calda pelliccia.
Neppure è così evidente
e di pubblico dominio
il mio rinsecchire
al sole agostano
il mio bruciare a fuoco lento
come un martire al rogo
come un animale allo spiedo
che sa di dolciastro
e che riempie il cielo
di fumo nero.
*
In treno il mio dolore
si sente di meno,
si allunga e si restringe
corre e resta indietro
fa ampi giri
procede di pari passo
con l’orizzonte.
Alla fine
verso il tramonto
diventa un piacere
vederlo.
*
L’allargamento della bocca
con le dita
giocando
(della tua bocca)
la portata e la forza
delle braccia
(mentre riposano)
la comparsa notturna
di macchie rosse
sulla pelle
(pomate e altro)
l’occhio pesto
(impacchi)
la zoppia precoce
(stampelle)
l’evidente perdita di memoria
(irreparabile),
trascende di molto
di troppo
ogni mia comprensione
anche la più volonterosa.
La corda del ragionamento
stretta e lunga
gira a vuoto
intorno all’argomento
principale.
Le molte vite inutili
le innumerevoli
persone sciocche
i moltissimi
casi umani
ti pongono di fronte
all’irreparabile:
ti fanno pensare.
*
Nello specchietto retrovisore
della mia coscienza
vedevo scorrere alle spalle
paesi stranieri che avevo
appena attraversato.
Vedevo anche paesaggi
magri e incompleti
che non mi appartenevano
né per formazione mentale
né per stile di vita.
Per fuggire alla propria
vita interiore
bisogna almeno superare
la velocità della luce
(l’ho sempre pensato).
Purtroppo in curva
(quella maledetta curva)
presi una cantonata
due muretti
e quattro cancelli
di fila.
*
Fra le altre cose
(e lo dico senza patemi d’animo)
ho sempre posseduto
una preoccupante tendenza
a invecchiare.
Anche in famiglia
un po’ di più
un po’ di meno
succedeva la stessa cosa.
Chissà perché
ero sempre vecchio
e di conseguenza
dotato di esperienza.
Ero vecchio e rispettato
Anche da ragazzo.
Invecchiare per me
è sempre stato un gioco
senza istruzioni
per l’uso.
A volte non capivo
se ero io dentro la vecchiaia
o se era la vecchiaia
dentro di me.
Beh, l’immortalità è una
faccenda più semplice
non ti impone scelte particolari
ma richiede uomini adulti.
*
Metti che un certo giorno
a una cert’ora
(è indifferente)
qualcuno mediti il suicidio
(quello vero),
metti che il primo tentativo
vada a vuoto
(l’inesperienza!),
metti che anche il secondo
non ottenga risultato
migliore
(l’incapacità!),
e così il terzo
e gli altri ancora
(la sfortuna!).
Cosa c’è di meglio allora
dopo aver cavalcato la linea
del bene e del male
che fingere somma
indifferenza
di fronte all’ineluttabile
(la saggezza!)
o addirittura candido stupore
per un evento
che divide gli animi
tra favorevoli e contrari
con tutte le conseguenze
del caso.
*
L’aereo filante
tracciato il primo
segno sottile
(questo è il ragionamento)
deve uscire
una volta per tutte
dal tunnel nero
in cui si è infilato
(altrimenti non si capisce).
L’aereo filante
non ha smosso
d’un millimetro
il suo punto di riferimento
iniziale.
L’aereo filante
(questo è il secondo ragionamento)
s’imbroglia alla vista
dell’orizzonte,
ecco perché non può
fermarsi due volte
nello stesso luogo:
cadrebbe di nuovo.











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qualche immagine potente, diluita in versicoli prosastici
Klobas esula dalla poesia, rosola a fuoco lento; l’aritmia denota un travaglio di natura extrasensoriale.