La prigione


La parentesi garantisce la scissione del pensiero. Da una parte il lezzo, dall’altra il vezzo.

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La voce arrochita, umida, penetrabile dal male, permalosa.

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Il mestiere – che prende tutto sopra di sé – dà forma all’intoccabilità.

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Chi entra – in qualsiasi modo lo faccia – disturba. La porta pare aperta.

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Se ti comprano per una briciola, tu, scimmietta, salti sul carro. Le tue non erano obiezioni, pensiero, ma fango gettato addosso, vergogna. Rabbonito, sei schiavo, e te lo meriti.

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L’esclusività è ricercata. Per stringerti il cappio. L’illusione che il gestore del capitale sociale ti stia ascoltando.

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La regola omertosa e castale: chi mi ama, mi segua. Chi non mi segue, è perché mi odia.

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Così, la scrittura è intesa come attività primaria, produttiva. E non come mora. Si può mostrare una presa?

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Evidentemente, la credenza del superamento dà senso ai condannati.

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Se non sopporto il buio, e nemmeno la luce, né il fango né la gloria, ho già un posto: l’istituzione.

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Affondo la mano nell’acqua panagia. Nessuna resistenza in superficie.

4 commenti

Archiviato in scrittura

4 risposte a La prigione

  1. Foto tratta da questo sito: http://www.webalice.it/sateriale1/index.html

    Ringrazio l’autrice, Raffaela Maria Sateriale, il cui sito è qui http://www.raffaelamariasateriale.com/

  2. sotto la crepa la crapa canta
    scioperata mollica senza sale

  3. che tristezza, gli indiani sono diventati come i poetiespiriti, un’ informe bloggaglia tipo “la corrida”, solo un po’ meno caciarona

  4. Ma che fai, dai corda agli attacchini sparatori? Comunque e’ vero, e’ ora di smettere di leggere tutta questa robaccia blogghica, casalinghe, candy candy, vecchi rincoglioniti, funzionari di partito, ma soprattutto gente senza talento della quale alla fine si hanno le palle piene senza maturare alcunche’ di costruttivo.

    Qual era il libro che consigliavi? Ah si’, questo di Grossman, prendiamo nota: http://www.adelphi.it/novita/244/3636/3637/3662/libri.asp?isbn=8845923401 … direi che anche Kertesz puo’ attendere, a questo punto, visto che il nucleo e’ lo stesso. Anche se, a naso, Solzenicyn a questo riguardo ha scritto la parola definitiva, anche come stile.

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